venerdì 23 marzo 2012

Già. Come scrive Galoppini, in Occidente se tiri un petardo, che nel linguaggio Msm diventa "bomba carta" sei un violento, sovversivo.Poco importa se non lascia certo steso a terra alcun civile, tanto basta per non parlare delle ragioni di una manifestazione.In Usa la polizia arresta da 200 a 500 manifestanti del movimento Occupy Wall Street senza che nessuno gridi alla repressione.In Grecia, rispondono come possono alla violenza della dittatura finanziaria della troika che siede a Bruxelles che impone l'austerità per il salvataggio delle banche togliendo il pane di bocca ai popoli europei.Questa è l'Europa, scandalizzata dalle "violenze" che essa stessa insieme al padrone americano foraggia in giro per il mondo che ancora non è ai loro piedi.
Nell'Italia in liquidazione si cancella a tavolino diritti e tutele di milioni di persone e lo si fa "con o senza consenso delle parti sociali" (anche se a dire il vero non è che siano tanto preoccupati) facendo credere che instaureranno un sistema welfare alla tedesca, mentre l'amministratrice delegata Fornero va a fare shopping con 10 bodyguards e 4 auto blu.Come i nobili di un tempo.

Ne approfitto per suggerire anche un'altra lettura di più ampio respiro di Costanzo Preve, davvero a mio avviso ineccepibile (pur avendo apprezzato Pasquinelli in passato per altri argomenti):
 

Barbara
 
“Diritti umani”: cade anche l’ultima maschera
di Enrico Galoppini

Una cosa che non s’era ancora mai vista, ma che prima o poi doveva accadere.
La più celebre ed “autorevole” organizzazione occidentale per la “difesa dei diritti umani nel mondo”, Amnesty International, sul suo sito internet ha pubblicato un appello a scrivere direttamente al ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov: “La Russia deve collaborare nel fermare lo spargimento di sangue in Siria”.
I sottoscrittori dell’appello vengono sollecitati a richiedere (ordinare? si noti il “deve collaborare”) principalmente due cose alla Russia: 1) “la sospensione dei trasferimenti di armi” al governo siriano; 2) l’esercizio di pressioni sul medesimo governo affinché cessi “l’uso eccessivo della forza”, consenta le “proteste pacifiche” e permetta “immediatamente” (!) ad
“osservatori internazionali sui diritti umani” e ad “agenzie umanitarie” di poter circolare in tutte (!) le parti del Paese.
Nel preambolo al testo che Amnesty International esorta a spedire al ministro degli Esteri russo si esprime l’idea che “la comunità internazionale” non s’è finora impegnata molto: il che non è vero, perché la comunità internazionale”, che corrisponde al solo Occidente, s’è adoperata non poco per… far salire la tensione in Siria e, ad un certo punto, ha tentato di forzare la mano in sede Onu per produrre una “risoluzione”, purché fosse una, in modo da strumentalizzarla in maniera da giustificare un intervento militare nel Paese arabo del Levante mediterraneo. Ma la Russia e la Cina questa volta non si sono astenute come occorso in occasione del voto sulla Libia, quindi l’operazione “copertura dell’Onu” non è andata in porto. Così come non era andata “a buon fine” la missione di “osservatori della Lega Araba”, la cui Relazione, evidentemente non in linea coi desiderata di chi aveva giocato quella carta, è stata debitamente ‘occultata[1].
Per questo, con tutta probabilità, Amnesty International – che alcuni giornalisti investigativi sostengono essere strettamente legata al governo degli Stati Uniti - ora addebita la responsabilità dei “massacri in Siria” alla Russia, e al suo governo in particolare, quando scrive testualmente che “le azioni della Russia sono solo servite ad accrescere la violenza in Siria”.
Da quando? Soprattutto da quando lo stesso Lavrov si è recato in visita a Damasco, accompagnato dal Direttore dei Servizi Segreti Internazionali russi… Così, come le proverbiali “faine”, sono saltati fuori tredici agenti francesi arrestati (consegnati dai russi?) dalle autorità di Damasco dopo il loro ingresso nel quartiere di Homs in cui si erano asserragliati per coordinare, assieme ad agenti di altri Paesi arabi (“Free Libya”, Qatar...), un’insurrezione armata “islamista” da presentare unilateralmente come “protesta pacifica repressa dal governo”[2]. Come mai Amnesty International – se è davvero “pacifista per principio” - non chiede a chi di dovere di “sospendere l’ingresso di in Siria di armi ai ribelli”? Chi stabilisce, e in base a quali parametri, se “l’uso della forza” è “eccessivo” o no? Gli stessi che hanno fabbricato i falsi sulle “fosse comuni” in Libia? Nei Paesi occidentali, quando dei manifestanti lanciano due sampietrini, o si azzardano a sfidare solo verbalmente le Forze dell’Ordine, se ne fa un caso da apertura dei tg e si riuniscono tutti i comitati possibili “sull’ordine e la sicurezza”, ma nei Paesi che l’Occidente intende sovvertire va bene anche una cosiddetta “protesta” rifornita di armi devastanti, come quelle che hanno provocato i recenti attentati a Damasco e Aleppo. Ma coi media non c’è speranza di spuntarla con argomenti logici, perché in tal caso gli attentati il governo se li farebbe sempre da solo, onde incolpare i proverbiali “pacifici dimostranti”, i quali a quel punto, esasperati, non possono che… imbracciare le armi!

Non è per niente onesto agire in questo modo. Prima si riscuote un “credito morale” attraverso campagne “contro la pena di morte”, “la tortura”, “i bambini soldato” eccetera, poi si ‘capitalizza’ la credibilità ottenuta divulgando un’interpretazione unilaterale della cosiddetta “crisi siriana”, per di più basata su fonti altrettanto unilaterali, quelle d’imprecisati “blogger” ed “attivisti”, ma solo di certuni fra loro, poiché se solo ci si dà la pena di cercare su YouTube è possibile trovare della documentazione filmata che denuncia le manipolazioni della propaganda anti-governativa[3].
Anche gli articoli di segno diametralmente opposto all’interpretazione fornita dai media abbondano sulla rete, ma per tv e giornali dotati della stessa “autorevolezza” dei campioni dell’umanitarismo è come se non esistessero[4]. Anzi, il giorno dopo la strage di afghani – quelli sì inermi – avvenuta per mano di uno, forse più, militari statunitensi, siamo stati “informati” di un terribile “massacro” ad Homs, sbattuto in prima pagina come altre carneficine evidentemente non meritano. Eppure vi è chi ha seriamente messo in dubbio il ruolo di “vittime” e “carnefici” così com’è stato raccontato dai “mezzi d’informazione”[5].
Il quadro è quello ampiamente collaudato della “guerra umanitaria”, inaugurato nella ex Jugoslavia e riproposto di recente anche in Libia per devastare quella che era una nazione prospera e, soprattutto, indipendente, perciò dignitosa e non asservita alla piovra dell’usura: si denunciano “massacri di civili”, di “dimostranti”, sostenendo la tesi delle “violenze” (governative) che devono assolutamente “cessare”, anche quando – ed è la regola in questi casi – provengono da individui che hanno tutta l’intenzione di far esplodere il caos, la “guerra civile”, per poi giungere all’immancabile bombardamento della Nato. E se il governo – che da copione umanitario deve sempre “dimettersi” - reagisce, l’esercito regolare viene descritto come i Bravi di Don Rodrigo (“i lealisti”, “le milizie di al-Asad”) e scatta l’accusa automatica di “genocidio” da parte del “Bene” incarnato, che non vede l’ora di lanciare una bella gragnola di testate all’uranio impoverito, al fosforo ecc., facendo sprofondare la malcapitata nazione di turno in un calvario senza fine ed in uno stato di prostrazione materiale e morale sine die. D’altronde, l’esempio della Libia, ridotta ad una ridda di “emirati” immancabilmente “islamici”, è altamente istruttivo del destino che attende la Siria.
L’”interventismo umanitario” piace particolarmente a chi si definisce “di sinistra”; infatti molti esponenti della cosiddetta “società civile” e del “pacifismo” - che ancora nel 2003 (invasione dell’Iraq) “marciavano per la pace” – adesso sottoscrivono “appelli” per “far cessare le violenze in Siria”, additando come  “fascista” tutti quelli che non ci stanno perché è sin troppo evidente come andrà a finire anche quest’ennesima farsa. È l’ultima frontiera del “pacifismo”, in fondo coerente (come coerente era la “femminista” Fallaci nella sua islamofobia), perché anche costoro hanno interiorizzato l’idea per cui qualsiasi cosa venga messa in opera per la “liberazione dal tiranno”, alla fine prevarrà “la pace”. Sì, la “pace” del “Nuovo ordine mondiale”, quando questi sprovveduti verranno gettati nel cestino perché non servirà più alcuna educata “critica”, né alcun  “grillo parlante” arcobalenista.
Amnesty International, sprezzante del ridicolo, sempre sulla Siria, propone poi, dall’8 marzo, un altro appello: "stop alla violazione dei diritti delle donne" (quelle che, s’intende, manifestano contro il governo): sì sì, voglio vedere quando comanderanno i "ribelli" in stile libico... che fine faranno "le donne"! Niente paura, avremo di nuovo i dirittumanisti – ancora utili come “coscienza critica” - a manifestare “contro il burqa”! Davvero comico se non fosse tragico: si auspica la fine di uno Stato in nome dei “diritti umani” e si appoggia la presa del potere da parte di organizzazioni che di tali “diritti” se ne fregano completamente.

Comunque, a parte tutto, va bene così: segno che la Russia sta creando dei problemi seri a Lorsignori, e a questo punto devono uscire tutti allo scoperto. Le banche, mettendo direttamente i loro camerieri al governo; i sindacati, dimostrando che sono una truffa; i media, senza neppure più scomodarsi per imbastire “scuse” troppo sofisticate; le Ong e le agenzie dei "diritti umani", che finalmente si schierano apertamente per l’”interventismo umanitario” della Nato. Per non parlare della Chiesa, sempre più insensibile verso le grida che si elevano dalle comunità arabe cristiane, ma poi pronta a versare lacrime di coccodrillo quando avverrà il loro inevitabile esodo…
Ma a questo punto, più che i dettagli sulla vicenda siriana (le dimissioni di buona parte dell’ufficio di Beirut di Aljazeera, per protesta contro la “copertura” indecente dei fatti siriani ordinata dalla dirigenza dell’emittente qatariota), interessa svolgere alcune considerazioni sulla mentalità e lo stato d’animo sul quale attecchiscono “campagne” come quella di Amnesty International sulla Siria (ed altre simili).
Com’è possibile che menzogne così sfacciate ed informazioni talmente artefatte riescano a conquistare un vasto consenso? Attenzione, non sto dicendo che una stragrande maggioranza vi creda ciecamente: chi ha un posto “di responsabilità” ci deve credere ‘per contratto’, pena la “rovina professionale”, mentre la massa alla fine è sommamente indifferente, persa com’è nella “vita di tutti i giorni”.
Ma anche l’indifferenza, quando è possibile sapere, è una colpa. Ed oggi è possibile sapere, oltre che dedurre cosa accadrà in base all’esito di analoghe situazioni: ovunque è arrivata la Nato, le condizioni delle popolazioni “liberate”, a partire dall’organizzazione dello Stato, praticamente dissoltosi, sono drasticamente peggiorate[6].
Sì dirà: e che può fare, anche se è informatissimo, uno che “non conta nulla”? È vero, non può fare nulla, fondamentalmente, su un certo piano, ma può fare un gesto letteralmente “rivoluzionario”, nel senso del “ritorno all’origine”: cambiare radicalmente mentalità. Se difatti è impossibile per dei pinco pallini qualsiasi impedire un bombardamento e un’invasione della Nato (non ci s’illuda che servano presidi, petizioni, articoli – compreso il presente - o cose simili), la cosiddetta “gente normale” che non è costretta a recitare in società per non rischiare la perdita di un “posto di responsabilità” può fare però uno sforzo essenziale, modificando il suo atteggiamento di fondo verso la vita.
Come può capire chiunque possieda una sensibilità adeguata, queste menzogne possono essere assimilate ed introiettate, il più delle volte passivamente, solo da uomini che non sono "veri", che non tendono alla "verità"; uomini che passano la vita in un continuo "mascherarsi" e "recitare", innanzitutto con se stessi.
Questo è un punto molto importante. I famosi "diritti umani" e tutta questa sagra dei "buoni sentimenti" da ostentare sembrano, nella percezione della stragrande maggioranza della gente in buona fede, tutte cose ammantate di “amore”, di un valore morale, oserei dire ‘spirituale’, inestimabile; perciò, veniamo educati a considerare un "male", un “peccato” sottrarvisi, ignorarli, non stare dalla loro parte, non fare propria la posizione degli “alfieri dei diritti umani nel mondo”... Un atteggiamento immorale, anche col solo pensiero, figurarsi con le azioni!

Come fai a non dispiacerti per i "bambini soldato in Uganda", per le “mutilazioni genitali femminili in Somalia”, per “le esecuzioni capitali in Iran”… E altre mille cose strappalacrime... Che ovviamente non fanno piacere, ma... ed è qui il punto: quante altre cose che non "fanno piacere" potrebbero sottoporci con la medesima insistenza e ‘solennità’?
Esiste un filo conduttore che unisce tutte queste cose, ed è in sintonia con una "mutazione" degli esseri umani in questa fase "crepuscolare", in cui il sentimentalismo deborda dai normali confini del "sentimento" per occupare spazi che non gli competono, quelli dell’intellettualità, e della “verità”, che le è direttamente connessa, perché la sede dell’Intelletto è il cuore, la Conoscenza si ottiene solo col cuore e la Conoscenza è tutt’uno con l’Amore.
Ma coi “diritti umani” si spaccia per Amore tutt’altro. Qui non vi è affatto Conoscenza, ma convinzioni del tutto individuali, umorali, pertanto fluttuanti e logicamente incoerenti nella loro opportunistica applicazione pratica (da qui il “due pesi e due misure”).
Così ci s’illude di aderire “spontaneamente” a tutte queste "belle” ed “edificanti" posizioni, parole d’ordine frutto di suggestioni che attecchiscono in un essere umano atto a recepirle perché tutta la sua vita, essendo un continuo camuffamento, mimetismo, compromesso con se stesso (scuola, lavoro, famiglia ecc.), non è mai “nella verità”; vi si "crede", se ne fa appunto un “credo”, in una parodia del retto "credere"; se ne fa un tutt'uno con la nostra "personalità": "mi sento buono", "che mostro chi non rispetta i diritti umani", "posso trovare altri come me"...
E così, di "indignazione" in "indignazione", di "lacrima" in "lacrima", di "sconcerto" in "sconcerto" (una delle parole più ipocrite usate dagli "scandalizzati" a geometria variabile), gli uomini evitano di fare i conti con la Verità... preferendo indossare delle maschere.
La “religione dei diritti umani” diventa la religione di un’umanità che ha deciso di fingere, di recitare una parte in pianta stabile, dall’Occidente, dov’è nata, all’Oriente, in cui il primo si diffonde a macchia d’olio con la “modernità”.
E ogni umanità ha i governanti che si merita, ovvero che esprime al meglio il suo “sentire”. Un’umanità di pantofolai e di mezze calzette esprime queste nullità che ci comandano, un’umanità di eroi esprime un Gengis Khan: non si vorrà davvero credere che un gigante del genere non fosse circondato di uomini d’eccezione, con la schiena diritta e lo sguardo chiaro. Della gente prostrata ad un livello subumano esprime un Bush, per esempio. Non è vero che i “potenti” sono in un modo e “la gente” in un altro. Se fosse così, sarebbe facilissimo sbarazzarsi dei primi. Esistono invece dei “valori condivisi” dagli uni e dagli altri, solo che gli uni ne fanno un ‘paravento ideologico’, gli altri vi credono per davvero.
Non si prendano lucciole per lanterne:  che tutto questo pandemonio venga scatenato solo per “esportare la democrazia”! Per questa bazzecola, questa storiella per bambini. No, il “piano” è molto più sottile e letteralmente “inesorabile”: per questo gli esseri umani sono sempre più messi sotto pressione – anche morale – per conquistarli al disegno, o meglio alla sua “ideologia”, ‘convertirli’ alla sua ostentata “bontà”, allo scopo di distoglierli da quello che invece è stato, è e sempre sarà il loro imprescindibile ed inderogabile compito.
Ma per svolgerlo, si deve “stare nella verità”, non nella menzogna. Provarci, in ogni modo.
D’altra parte, non sono forse dei professionisti della recitazione e dell’ipocrisia gli stessi che dei “diritti umani” hanno fatto la loro bandiera? Come si vede, sono loro stessi e loro mezzucci da avanspettacolo che li qualificano per quello che sono.
Se non si serve il Vero si serve il Falso. La “religione dei diritti umani” è falsa, e porta a servire il Falso. Un indizio della sua falsità: non è contemplato l’Inferno (perché non si crede più al Demonio). Ma chi non sta “nella Verità” finisce all’Inferno: non è dunque difficile capire dove conduce la fisima d’instaurare, su questa terra, un democratico ‘Paradiso dei Diritti umani’...

European Phoenix

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