martedì 25 novembre 2014


Qualcuno mi spieghi come votando siano mai cambiate le cose. Un esempio assai recente, il Movimento 5 Stelle. Terzo partito sedicente portatore di una rivoluzione radicale, non ha portato a casa alcun punto del suo programma. In compenso, ha votato a favore di diversi provvedimenti proposti dal Pd.
Invece di prendersela con chi non si reca a votare, è troppo difficile prendere atto che questa è la natura della democrazia? Che non è fatta per i popoli? O se preferite, che la sua essenza primordiale sia stata facilmente plasmata sugli interessi dei poteri forti e lobby varie? O che magari, sia stata progettata da costoro e resa appetibile ai popoli con false promesse?
Per recarsi alle urne ne deve valere la pena.
Piuttosto, chiedersi COME MAI la democrazia consente ad una minoranza di governare sulla maggioranza? Riflettere sul fatto che perfino con un ipotetico 10% è consentito governare sul 90% è troppo doloroso? Si dovrebbe ammettere che la democrazia non è questa meraviglia che si è inculcato nelle menti della gente?
E poi, se la democrazia ci preme così tanto, come è possibile che questo popolo, sia felice di avere un governo non eletto da 3 anni ormai come ha ben spiegato Enrico Galoppini? Tutti infatuati di guru che inneggiano alla tecnocrazia, che cantano Bella Ciao all'insediamento di un banchiere a Palazzo Chigi senza il consenso delle urne?

PS
Ed intanto la finanza, per voce dell'agenzia di rating Moody's, ci fa sapere che è preoccupata per l'avanzare dei populismi, quelli che frenano le "riforme" tanto care agli speculatori e sanguisughe varie. Ma per fortuna, questi populisti brutti e cattivi, che vogliono uscire dall'euro e sono contro il dumping sociale che a causa dell'immigrazione selvaggia ha disintegrato i salari autoctoni, sono contrastati dalla "società civile" e dai media sussidiati. Gli interessi della finanza, saranno come sempre salvaguardati.

Il ministro NON ELETTO PADOAN ha già provveduto a garantire le banche da ogni possibile perdita. A spese nostre ovviamente, qualcuno paga e certo non sono le rappresentate da Mr Padoan, un antipopulista doc.

Il favore di Padoan alle banche d’affari. Privilegiate in caso di default Italia


L’astensionismo? Vedi cessione di sovranità… 
Ieri in Emilia Romagna, regione rossa in teoria politicamente corretta e attiva, ha votato il 39.94% degli aventi diritto, senza toccare neanche la soglia psicologica del 40% mentre il Calabria solo il 44%. 

Alle europee del 2004, il primo dell’era euro che avrebbe drogato il sud Europa con il ciclo di Frenkel, fu registrata una buona affluenza del 72,88% , cinque anni dopo con l’inizio della crisi finanziaria scoppiata nel 2008, gli aventi diritto al voto recati alle urne scesero al 66.5% ed infine alle ultime europee di maggio 2014, l’affluenza al 58,6% conferma la tendenza a non essere interessati a votare. 
Oggi i dati sull’astensionismo record e non solo quelle relative a ieri ma anche le precedenti di passate elezioni, vengono mostrati dai mezzi d’informazione come una sconfitta della politica, la quale lontana dalle realtà nazionali e locali perchè impegnata su altre “realtà” sovranazionali e finanziarie, non sa più comunicare e raccogliere le istanze dei cittadini. 

ELEZIONI POLITICHE 2013 
La politica pertanto ammette che l’astensionismo è una perdita di aspettativa dei cittadini verso chi governa, quindi questa ripetutamente, promette di impegnarsi affinchè si ritrovi quella fiducia per tornare a votare. 
E qui che si nasconde l’ipocrisia di quella politica, che rimane scioccata o fa finta di esserlo, davanti ai crolli delle affluenze, ma allo stesso tempo, predica la volontà nel cedere sovranità nazionale, come se fosse la via maestra della politica stessa, verso soggetti non legati alle realtà dei singoli Stati, appartenenti ad organismi internazionali nonchè poco democratici. 

Questa grossa fetta della classe politica europeista e anche dell’informazione pertanto avrà capito che l’astensionismo è la logica conseguenza dello svuotamento della sovranità nazionale, tanto amata e perpetuata dai governanti pro vincolo esterno? 

In uno Stato fantoccio in cui la sovranità nazionale viene calpestata da logiche finanziarie e sovranazionali, le urne non hanno senso. 
Se il legame tra la cessione di sovranità nazionale e il voler disertare le urne, i politici europeisti l’hanno capito, allora che non si chiedano, rimanendo meravigliati del perchè non si va più a votare, meglio che questi tacciano al fine di evitare figure di merda… (scusate la volgarità) 
In conclusione, il ritorno alla partecipazione al voto può essere ottenuta solamente attraverso la riconquista della sovranità nazionale, fattore necessario per dotarsi di quei mezzi al fine di superare l’attuale crisi economica e democratica cui verte il nostro Paese sotto il “meraviglioso” mondo del vincolo esterno… 

Jean Sebastien S. Lucidi 



Benvenuti nella democrazia reale

Alle regionali emiliane e calabresi l'affluenza è crollata sotto la soglia d'allarme del 50%, fermandosi al 44% in Calabria e precipitando al 37% in Emilia-Romagna. Specialmente qui, nell'Emilia tradizionalmente rossa e impegnata, il risultato è clamoroso: l'ex bersaniano oggi renziano Stefano Bonaccini diventerà governatore di centrosinistra con appena il 19% degli elettori reali (lo ha votato il 49% dei votanti). A Catanzaro si insedierà il compagno di partito Oliverio Mario con un'investitura un po' più solida (61% delle preferenze sul 44% dei votanti), ma il dato di fondo è identico: la stragrande maggioranza dei cittadini considera inutile il voto, specialmente di enti locali con fama di sprechifici come le Regioni. 



E considera inutile il rito cartaceo non tanto, o non solo, perché non rappresenta più una parte crescente di società, come sostiene ad esempio un Civati per ragioni di bottega anti-Renzi. Non essendo la prima volta - e di certo non sarà neanche l'ultima - che masse sempre più numerose di italiani snobbano le urne, il motivo sembra più radicale: il rifiuto di un sistema politico e istituzionale che non rappresenta più nessuno. Ripetiamo: nessuno. Cioè pochi, pochissimi. Quelli che nonostante tutto credono ancora che esista una democrazia rappresentativa con una delega equivalente ad un contratto da rispettare, non il pezzo di carta che è, che lorsignori politicanti di mestiere usano spudoratamente come cambiale in bianco. 



Ci saranno state senz'altro ragioni locali, come gli scandali che hanno colpito la classe dirigente Pd in terra emiliana. Senza contare la pessima fama che si son fatte gli Enti Regioni in questi ultimi anni e in particolare nell'ultimo periodo, con Renzi che le bastonava un giorno sì e l'altro pure. Ma è il fatto in sé che conta: l'urna è stata delegittimata, da elettorale è diventata funeraria. E non è detto sia una cattiva notizia, anzi. Vuol dire che, sommando astenuti menefreghisti e astensionisti consapevoli, indifferenti e àpoti ("coloro che non se la bevono"), la nostra democrazia si svela per quel che è: un'oligarchia, un governo di pochi per pochi. Un'ennesima, salutare operazione-verità. Il guaio è che questa maggioranza rumorosamente silenziosa, se resta passiva a fare da spettatrice, aiuta gli oligarchi, anziché scalzarli. È il modello Usa, gente: voto disertato, casta garantita. Tutto perchè resiste la convinzione che la delega sia decisiva. E invece la truffa è tutta lì. La democrazia è governo del popolo solo quando è autogoverno del popolo, democrazia diretta su base locale in uno Stato federale - e magari in una Confederazione dei Popoli Europei, non questa Unione Eurocratica diretta dalla Bce. 



Alessio Mannino 



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