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venerdì 26 novembre 2010

Itallia: parco giochi per guerrafondai

Israeliani a Decimomannu

22 novembre 2010
I caccia israeliani sfrecciano a bassa quota, lanciando bombe e missili sugli obiettivi. Non è una scena dell’operazione  «Piombo fuso» contro Gaza, ma dell’esercitazione Vega 2010  in corso nella base aerea di Decimomannu (Cagliari) dal 16 al 26 novembre. Vi partecipano 30 aerei da guerra e oltre 500 militari italiani e israeliani. L’esercitazione, spiega un comunicato stampa, si inserisce «nel più ampio contesto di cooperazione internazionale allo scopo di confrontare differenti tecniche di impiego e garantire l’addestramento avanzato unitamente allo scambio di esperienze fra equipaggi delle aeronautiche militari italiana e israeliana». Sicuramente, nello scambio di esperienze, i piloti israeliani hanno molto da insegnare a quelli italiani. L’aviazione israeliana continua infatti i raid contro la popolazione di Gaza, uno dei quali è stato effettuato il 19 novembre. I piloti israeliani hanno però anche da imparare. La base di Decimomannu, sede del Reparto sperimentale e di standardizzazione al tiro aereo (Rssta), è dotata delle più moderne tecnologie. Tra queste un sistema elettronico che, attraverso sensori agganciati ai velivoli, permette di seguire, in diretta su ampi schermi, lo svolgimento del volo come se ci si trovasse a bordo di ogni singolo velivolo. Dopo i dieci giorni di esercitazione, i piloti israeliani saranno quindi in grado di condurre attacchi ancora più micidiali. Perfezionando allo stesso tempo le tecniche per l’attacco nucleare. L’esercitazione di Decimomannu rientra nella cooperazione militare Italia-Israele, stabilita dalla Legge 17 maggio 2005, che prevede anche attività congiunte di formazione e addestramento. Rientra allo stesso tempo nel «Programma di cooperazione individuale» con Israele, ratificato dalla Nato il 2 dicembre 2008, circa tre settimane prima dell’attacco israeliano a Gaza. Esso comprende una vasta gamma di settori in cui «Nato e Israele cooperano pienamente»: aumento delle esercitazioni militari congiunte; connessione di Israele al sistema elettronico Nato; cooperazione nel settore degli armamenti; allargamento della «cooperazione contro la proliferazione nucleare». Ignorando che Israele, unica potenza nucleare della regione, rifiuta di firmare il Trattato di non-proliferazione ed ha respinto la proposta Onu di una conferenza per la denuclearizzazione del Medio Oriente.

giovedì 25 novembre 2010

De profundis per un microscopio

di Antonietta Gatti

Oggi commemoriamo una data storica: 22 gennaio 2010, la chiusura e la sepoltura del microscopio comprato con la sottoscrizione lanciata a suo tempo da Beppe Grillo per lo studio delle nanopatologie.

Sì,  il microscopio è morto e sepolto perché dopo dieci mesi esatti dal suo trasferimento all’Università di Urbino nessuno l’ha più visto.  E’ un desaparecido.  I sottoscrittori che hanno chiesto di vederlo ad Urbino se ne sono dovuti tornare a casa delusi. Il microscopio, se c’è ancora, non te lo fanno vedere. E’ off limits. Alla faccia della trasparenza e alla faccia di quel “sottoutilizzo” da parte nostra sbandierato pur senza una sola prova per dare una maschera di onestà ad un misfatto. Se quel microscopio c’è ancora, soprattutto non serve per fare ricerca, perché non fare ricerca è diventato il suo compito.

Ma ciò che è più divertente, se qualcosa di divertente esiste in questa piccola storia ignobile,  è che la clausola inserita nella “donazione” che recitava “i dott. Gatti e Montanari hanno diritto di lavorare con il microscopio almeno un giorno alla settimana“  si è rivelata solo un insieme di parole che non vogliono dire niente, uno specchietto per le allodole, un dito di nano dietro cui nascondere un gigante. 
I fatti sono che, da quando il 22 gennaio l’apparecchio ci è stato sottratto, non ci si è mai dato neanche un minuto di utilizzo del microscopio, così come non c’è mai stata l’intenzione di far continuare le ricerche di nanopatologie. Anzi: queste devono, devono, rimanere imbavagliate.

L’avvocatessa  Bortolani , la” donatrice”, colei che si è vista intestare la proprietà del microscopio comprato con l’obolo dei cittadini

Saviano e Vieni via con me: tre autorevoli opinioni

Due articoli a riguardo, il primo della Casa della Legalità ed il secondo di Carlo Vulpio.

Sui rifiuti cade la maschera di Saviano... il "paravento"


AGGIORNAMENTO IN CODA CON UNA NOTA DELLA DOTT.SSA PATRIZIA GENTILINI
Parlando di "rifiuti" le ambiguità e la disinformazione di Saviano raggiunge l'apice... ed ancora una volta trasmette frammenti di verità, omissioni gravi ed anche qualche falsità grossolana. Un panorama, quello disegnato nella terza puntata di "Vieni via con me" da Saviano, che certamente è gradito al "sistema".
Schematicamente...

1) Saviano afferma che se si fa la raccolta differenziata in discarica va solo il 35% dei rifiuti. Falso assoluto... Solo un eco del dato che il "sistema" del business rifiuti spaccia come verità! Infatti quel dato è vero con una raccolta differenziata sporca e non organizzata, ovvero è il dato di quella percentuale che permette, con il perpetuarsi del "ciclo integrato", di avere quanto serve da "bruciare" perché qualcuno possa incassare i Cip6 ed i certificati verdi.

Con la raccolta differenziata spinta, ovvero con il porta a porta, ed un impianto pulito per il Recupero e Riciclo Totale, si supera il 93% di raccolta differenziata (e così in discarica ci va meno del 7%)! Questo dato, certo, certificato da molteplici esperienze, a partire da Vedelago (che serve un bacino di utenza di un milione di persone, con un impianto di 50 mila metri quadri), significa: creazione di occupazione, risparmio drastico delle spese pubbliche (degli Enti Locali e dei cittadini), recupero (e quindi risparmio) della materia, realizzazione di compost di qualità ed a basso costo, tutela di salute e ambiente.
Questi dati Saviano non li cita, nemmeno di striscio!

2) Saviano afferma che

sabato 20 novembre 2010

Partita Doppia Nato Italia

Nei giorni scorsi, nonostante le difficoltà finanziarie in cui versano le casse dello Stato, le commissioni Difesa di Camera e Senato hanno approvato un programma pluriennale di acquisizione armamenti, legato al crescente impegno dell’Italia sul fronte afghano ed alle esigenze strategiche della NATO, che prevede un’esborso di 933,8 milioni di euro nell’arco dei prossimi quattro/nove anni.
Il dettaglio di quella che potrebbe essere l’ultima lista della spesa del ministro Ignazio La Russa è qui.
Un buon esempio di come sia possibile recuperare risorse da destinare a tali impieghi?
Eccolo.

Bye Bye Uncle Sam

Abete fatto a pezzi per lusso

Albero di Tiffany a Milano. Abete gigante tagliato a pezzi e rimontato in piazza Duomo. Le foto al link originale di Blogeko

Che scempio l’albero di Natale in piazza Duomo a Milano, altrimenti detto albero di Tiffany per via della gioielleria che lo allestisce e che, in cambio, attorno al tronco realizza un temporary shop di 200 metri quadrati. Un negozio non esattamente per tutte le tasche che stride con la crisi economica e con il significato del Natale.

Per realizzare questo monumento fuori luogo al lusso è stato abbattuto un rigoglioso gigante vegetale, un bell’abete rosso alto 48 metri: come un palazzo di 15-16 piani. Trascinato in città, tagliato a pezzi e rimontato sulla piazza. Un insulto alla natura e a chi la ama.

Un’amica milanese che passava in piazza Duomo ha fatto le foto con il cellulare e me le ha mandate.

Il comunicato stampa del Comune di Milano dice che l’albero “è stato selezionato tra gli esemplari destinati alla rimozione dal piano di risanamento boschivo della zona”

Una signora si è presa la briga di telefonare alla Forestale, apprendendo che la salute del bosco non c’entra:

giovedì 18 novembre 2010

Ue salva speculazioni

a seguito articolo "La Ue? Potrebbe anche sbaraccare"
 tratto da Il ribelle

L’UE E GLI “HEDGE FUNDS”: REGOLAMENTO O ABBANDONO DEL TERRITORIO EUROPEO?

  DI JEAN CLAUDE PAYE
voltairenet.org

Con gran clamore l’Unione Europea ha appena adottato una regolamentazione degli hedge funds per arginare il rischio sistemico cui essi espongono l’economia.
In verità, come osserva Jean-Claude Paye, la nuova direttiva è una specie di colabrodo, che avrà un effetto opposto rispetto a quello annunciato. Il suo reale obiettivo è di controllare in modo sommario i fondi europei, aprendo allo stesso tempo la porta ai fondi statunitensi, che potranno così speculare senza limite a detrimento degli europei.


Diversamente da istituzioni finanziarie, banche, assicurazioni e società d’investimento che fanno pubblicamente appello al risparmio, gli hedges funds non subiscono alcuna forma di controllo specifica. Essi possono utilizzare a piene mani le esenzioni previste dai regolamenti. Tuttavia, se non sono i fondi speculativi la causa della crisi attuale, bensì l’ammorbidirsi delle condizioni per il credito bancario e la creazione monetaria conseguentemente indotta, il rischio sistemico che gli hedges funds fanno correre all’insieme del sistema finanziario è stato messo in chiaro. In effetti, al fine di ottenere un rendimento elevato, questi hanno fatto ricorso a leverages, ovvero a dei rapporti di indebitamento. Contraggono prestiti in modo massiccio con le banche, al fine di compensare la debolezza della loro tenuta e in questo modo inducono, in caso di problemi, un effetto moltiplicatore sugli squilibri.

Senza contemplare la possibilità di indebitarsi e di creare bolle finanziarie, l’Unione Europea evita di affrontare la questione essenziale. La direttiva sugli hedge funds designa un capro espiatorio, i fondi speculativi, di cui tuttavia non aumenta la sorveglianza, anzi, elimina alla prova dei fatti la possibilità di un controllo su questi da parte delle autorità nazionali.

Una regolamentazione trompe l’œil

lunedì 15 novembre 2010

Ue brevetta la vita per conto delle lobbies

COMUNICATO EQUIVITA 15/11/10

Appello del Comitato Scientifico EQUIVITA al presidente della Commissione Europea Manuel Barroso

Urge una Revisione della Direttiva 98/44/CE
“dei brevetti sul vivente”

********************************
Dichiarazione del Comitato Scientifico EQUIVITA (già CSA), capofila sin dal ’93 della campagna contro la Direttiva 98/44/CE (“dei brevetti sul vivente”), che consente di brevettare piante, animali e parti di essi, nonché parti del corpo umano, quali i geni e l’embrione.

Premesso che:

  • Come da noi preannunciato già nei primi anni ’90, i brevetti rilasciati sui geni umani hanno gravemente ostacolato la RICERCA negli USA.
  • Oggi Il Governo statunitense – segnando un passo importante di rottura nella sua politica brevettuale – dovrà, in ottemperanza alla decisione di un giudice federale, ritirare i brevetti sui geni umani, in quanto essi costituiscono un “prodotto della natura” .
  • La Direttiva UE 98/44, equiparando la legge brevettuale europea a quella degli Stati Uniti, ha consentito i brevetti, oltre che sui geni umani, anche su tutto il resto della materia vivente del pianeta (piante, animali e parti di essi).
  • I brevetti sulle piante e gli animali si sono rivelati uno strumento di dominio da parte degli Stati più ricchi su quelli più poveri. Infatti le aziende “chimico-farmaceutico-biotech” detentrici dei brevetti hanno potuto riscuotere i diritti ad ogni ciclo riproduttivo, mentre per agricoltori e consumatori esse non hanno recato i vantaggi promessi di maggiore produzione e minore inquinamento (ma al contrario risultati opposti).
  • La RICERCA in Europa, così come in America, non può essere ostacolata da una visione commerciale che privilegia i brevetti e la privatizzazione dei beni comuni.

Auspichiamo che molto sollecitamente la Commissione:

  • prepari una REVISIONE DELLA DIRETTIVA 98/44 che segua la strada indicata dagli USA, rimuovendo i brevetti sui geni umani che ostacolano la ricerca.
  • faccia in modo, inoltre, che l’Unione Europea si faccia essa stessa promotrice di un indispensabile cambiamento globale, che vieti i brevetti sull’intero patrimonio genetico del pianeta,

Ue preferisce i biocarburanti al cibo

L’Europa vuole sostituire il 10% della benzina con biocarburanti. Significa foreste distrutte e uomini affamati

Un altro no, grazie, ai biocarburanti. L’Unione Europea si è prefissa l’obiettivo di sostituire con i biocarburanti il 10% della benzina e del gasolio.

Un gruppo di associazioni ambientaliste fra cui Friends of the Earth Europe ha commissionato all’
Ieep (Institute for European environmental policy) uno studio sugli effetti di questa decisione.

Il risultato. La produzione di tutti questi biocarburanti richiederebbe una
superficie agricola grande due volte il Belgio. Significa che per nutrire i serbatoi bisognerebbe convertire in campi e piantagioni – da qualche altra parte del mondo – un’analoga estensione di foreste. In alternativa bisognerebbe lasciare senza cibo delle persone. E non solo.

Il
rapporto dell’Ieep si intitola “Anticipated Indirect Land Use Change Associated with Expanded Use of Biofuels and Bioliquids in the EU – An Analysis of the National Renewable Energy Action Plans”.

Il punto di partenza è il fatto che solo di recente i Paesi dell’Unione Europea hanno reso noto come intendono raggiungere il famoso
obiettivo 20-20-20 (20% di energia prodotta da fonti rinnovabili e 20% di risparmio energetico entro il 2020), che contempla anche il 10% di biocarburanti al posto dei carburanti tradizionali. Lo scopo è ottenere una riduzione delle emissioni di anidride carbonica, il principale gas dell’effetto serra che entra nell’atmosfera in seguito all’uso dei combustibili fossili.

Ebbene, il rapporto constata che i piani nazionali prevedono l’uso generalizzato di biocarburanti derivati da
colture alimentari: grano, semi di colza, canna da zucchero (ci sono alternative come ad esempio le alghe che, sebbene non necessariamente convincenti, non sottraggono terreno all’agricoltura).

sabato 13 novembre 2010

Obsolescenza progammata

La storia delle apparecchiature elettroniche. Il motivo per cui se si rompono non si possono riparare. Video


E’ appena arrivato sul web il video “The story of electronics” (“La storia delle apparecchiature elettroniche”) di Annie Leonard, che ha già raccontato i retroscena di produzione, inquinamento e consumo nei cartoni animati “La storia delle cose”, “La storia dell’acqua in bottiglia”, “La storia del cap and trade”, relativo quest’ultimo ai nefasti meccanismi finanziari cui va di moda affidarsi per limitare le emissioni di gas serra.

Le apparecchiature elettroniche sono fatte per
non durare. Ce ne rendiamo conto conto tutti. Comprare un mouse nuovo costa pochissimo. Cercare di far riparare quello vecchio (poniamo che il gatto si mangi il filo: ogni tanto a casa mia capita) è un’impresa impossibile. Ebbene, tutto questo è parte di una strategia precisa.

Se le apparecchiature elettroniche non si possono riparare o aggiornare, i consumatori ne
acquistano di nuove e le aziende ci guadagnano, Ovvio. Ma il prezzo lo pagano gli uomini e l’ambiente.

Computer & C. non sono particolarmente ecologici. Anzi. Per produrli si impiegano Pvc, ritardanti di fiamma, metalli pesanti che sono
tossici e velenosi per l’ambiente.

La spedizione dei Mille: le truffe, i massoni e la conquista sabauda

I Mille che partirono da Quarto erano il triplo (abbondante) dei 300  “giovani e forti che sono morti”  al seguito di Carlo Pisacane ma ugualmente male in arnese.  Non vinsero per la forza del loro spirito, non per la loro capacità di usare le armi, non per una strategia tattica sopraffina e nemmeno per l’audacia delle loro azioni.

Testimonianza di parte piemontese,  quella che ha vinto.  «Quando si vede un regno di sei milioni di abitanti e un’armata di 100mila uomini, vinto con la perdita di 8 morti e 18 storpiati…chi  vuol capire…capisca…..»  I numeri che Massimo d’Azeglio comunicò per lettera al nipote Emanuele erano approssimativi per difetto ma,  quali che fossero le esatte statistiche belliche, gli risultava chiara che una battaglia vera non c’era  stata.

Testimonianza di parte borbonica,  quella che ha perso: «Scrivo perché mi sdegna vedere travisato  il vero».  Un affidale napoletano che restò a Messina durante i nove mesi d’assedio, poco dopo la fine delle ostilità, nel 1862, pubblicò un  diario di ricordi firmandosi,  prudentemente, con le sole iniziali: G.L.   « I napoletani si sono ritirati davanti a Garibaldi non per magia ma per l’oro.  E questo perché mille non possono batterne l00mila e uno non può batterne cento».

Apparve evidente – fin dall’ inizio e a chiunque – che esisteva una storia letteraria accreditata dall’intellighenzia – alla quale bisognava far mostra di credere – cui se ne contrapponeva un’altra che ribaltava completamente valori e giudizi ma che non era nelle condizioni di lambire le carte ufficiali per correggerne i contenuti più vistosamente retorici.

Come sarebbe finita la spedizione di Garibaldi era chiaro fin dal momento della partenza. Non lo sapeva la maggior parte degli uomini in camicia rossa.  Loro credevano di partecipare a un’azione di “commando”, destinata a suscitare una rivolta popolare.  Fra tutti, erano intellettualmente onesti – questo sì – perché pensavano che si trattasse di un’iniziativa pericolosa e mettevano in conto che avrebbe potuto anche finire male.  Però, chi riteneva che per un ideale valesse la pena rischiare qualche cosa,  si rendeva conto che quello era il momento di giocarsi tutto il coraggio che era rimasto.  Potevano anche  sembrare incoscienti, ma era, impossibile non riconoscergli le stimmate dei patrioti veri.

Un gran numero di Massoni
Vi partecipò Giuseppe La Masa, 35 anni, veterano dell’ insurrezione del 1848-1849,  quando girava con un elmo d’argento e il pennacchio bianco.  C’era Gerolamo Bixio,  genovese, che tutti chiamavano “Nino” e che il Padreterno aveva dotato del cuore di un leone.  Durante la difesa della “Repubblica Romana”, aveva fatto prigioniero un ufficiale francese, rincorrendolo a cavallo e agguantandolo per i capelli.  Era un pezzo grosso della loggia massonica “Trionfo Ligure” dove era iscritto con tessera numero 105.  Si trovava in buona compagnia di “fratelli”.
C’era Francesco Crispi, avvocato con  studi in cospirazione. repubblicano inquieto con gli ideali roventi ma poi, sempre più conservatore, fino a diventare primo ministro (colonialista e un po’ forcaiolo)  con la monarchia.  Crispi s’era portato anche la quasi moglie Rosalie Montmasson: «Fiera savoiarda e disinteressata, piena di coraggio, ardita più di quanto in femmina possa accadere, dall’animo vivace, anzi, di fuoco, dalla parola pronta, nata alla libertà e all’indipendenza». Faceva la stiratrice, a Torino, ma sentiva la vocazione della rivoluzionaria.
C’era il sottotenente Giuseppe Bandi,

mercoledì 10 novembre 2010

Ricerca: quale serietà

Fino a quando la scienza/ricerca si avvarrà degli esperimenti su animali SAPENDONE l'inutilità quanto pericolosità non avrà la ben che minima stima da parte mia, significa che quella scienza è al servizio delle lobbies, che antepone la propria carriera e l'ottenimento dei fondi rispetto alla correttezza dei dati ed al bene dell'uomo e dell'animale.

I loro piagnistei sui tagli hanno il sapore dell'ipocrisia.

A seguito due articoli sull'onestà della ricerca che, visti i risultati, decidendo di proseguire con la vivisezione intende appagare la voglia di sadismo usando gli animali.

Barbara Notav 

Tutti giù per terra!

E vabbè, in fondo non poteva essere una sorpresa.
La rivista Times Higher Education, una pubblicazione nata dal quotidiano The Times, ha pubblicato la classifica delle prime duecento università mondiali (http://www.timeshighereducation.co.uk/world-university-rankings/2010-2011/top-200.html).
A questo punto, potrei finire qui di scrivere perché il resto è scontato.
Tutt'altro  che sciovinisti, gl’inglesi hanno retrocesso da classifiche stilate da altri Cambridge ed Oxford a pari merito al sesto posto, mettendole alle spalle di cinque scuole statunitensi, dove Harvard sopravanza di un’incollatura il California Institute of Technology.
Scorrendo la lista, bisogna arrivare al 14° posto per trovare un’università che non sia anglo-americana, e questa è l’ETH di Zurigo. Al 21° posto si piazza l’Università di Hong Kong, al 28° ci sta la Corea, al 34° Singapore, al 37° la Cina. Poi, giù alla 112° piazza c’è la Bilkent di Ankara, e c’è il Belgio, l’Olanda (piccina com’è, ne ha 10 in classifica), l’Egitto, la Danimarca, la Spagna, la Norvegia…
E noi? Le nostre 78 università?
Beh, la classifica tiene conto di ricerca, di qualità dell’insegnamento, degli stimoli creati dall'ambiente accademico e anche di quanto guadagnano docenti e ricercatori. A questo punto, che cosa pretendete? Ovvio che noi non esistiamo in classifica!
Da noi, quella che viene spacciata per ricerca è nella quasi totalità dei casi la riproduzione di qualcosa di già fatto altrove o, comunque, di qualcosa che costi poco in termini di quattrini e d’impegno. Quasi sempre, gl’italici cosiddetti “centri di ricerca” altro non sono se non carrozzoni, carrozzelle o carrozzine in cui sistemare qualche “luminare” che, a sua volta, sistemerà qualche figlio, quando non qualcosa d’altro. E, nella quasi totalità dei casi, l’unico scopo di quei centri è sopravvivere, questo certo non facendo ricerca, se non altro perché non ci sono i soldi nemmeno per pagare le bollette del gas, ma semplicemente pagando stipendi da dieta ferrea. Così, quando sentiamo i nostri mezzi di cosiddetta informazione strombazzare di scoperte epocali uscite da qualche nostra università, meglio cambiare canale sperando di trovarci la Ferilli sul sofà.
Venendo alla qualità dell’insegnamento,

martedì 9 novembre 2010

l'italia contaminata


  A Ecomondo, Federambiente ha presentato il censimento dei siti inquinati. Sono quasi 13 mila: attività industriali e discariche le maggiori cause. Salta invece il forum sul Sistri per l’assenza di Pelaggi.
Oltre 12.600 siti inquinati, più di 1350 comuni coinvolti e una media di quasi 300 euro per ogni metro quadro di superficie da bonificare. Secondo il rapporto di Federambiente, presentato ieri in anteprima a Ecomondo, sono questi i numeri che descrivono lo stato di salute del suolo italiano. Ma solo in parte. Perché a questi dati vanno aggiunti quelli non disponibili o non resi pubblici. La Regione Veneto infatti ha completato il censimento, ma non ha ancora diffuso i dati. E mancano molte regioni del sud, tra cui Campania, Molise, Puglia, Basilicata e Calabria, che certo non passano inosservate in quanto a rifiuti e avvelenamento del terreno.

In testa alla lista nera delle aree più avvelenate d’Italia svetta la Lombardia, con quasi 2 mila segnalazioni nella sola provincia di Milano. In Toscana l’88% dei Comuni è interessato da almeno un‘area contaminata. In circa 1.800 siti la causa della contaminazione è rappresentata da un’attività industriale e in circa 1.400 aree si tratta di punto vendita carburanti. In  altri 800, invece,  i problemi sono legati a impianti di gestione dei rifiuti, sia urbani che speciali. Più o meno un migliaio di siti risultano contaminati da idrocarburi e 500 da metalli pesanti.

L’unica buona notizia del rapporto, che da lunedì sarà sul sito di Federmabiente, è che nel 30% delle aree censite la bonifica è stata completata

Pentagono: dobbiamo combattere la rete

Le guerre Usa si estendono a internet

Con la scusa di prevenire gli attacchi cibernetici aumentano i controlli, affidati al neonato Cybercom. A guidarlo il generale Alexander Keit, direttore della famigerata National Security Agency

Il Cyber Command è finalmente pronto ed operativo. È una struttura di sorveglianza della rete che protegge i sistemi informatici da eventuali attacchi terroristici da parte degli hacker, gli attentatori del nuovo millennio. Secondo il Pentagono e il Dipartimento di Stato, gli attacchi di questo tipo sono in costante aumento e i paesi occidentali, soprattutto gli Stati Uniti, sarebbero quelli più colpiti. 
Per questo è stata allestita un’organizzazione con  oltre 90 mila militari che avranno il compito di sorvegliare il web. «Più di cento organizzazioni di intelligence straniere stanno cercando di entrare nelle reti degli Stati Uniti. Alcune di esse hanno anche la capacità di distruggere le infrastrutture informative Usa», ha detto il vice segretario alla Difesa William Lynn. Che aggiunge di essere molto soddisfatto del Cybercom, definendolo «una pietra miliare nella capacità statunitense di condurre operazioni a spettro completo in un nuovo dominio». Per l’apparato militare degli Stati Uniti «il dominio cibernetico è importante come quelli terrestre, marittimo, aereo e spaziale» e proteggere le reti militari «è un fattore cruciale per il successo sul campo di battaglia». Si tratta, quindi, di un vero e proprio sistema di difesa e protezione. Ma solo delle reti militari, dicono. 
A dirigerlo sarà il generale Alexander Keit, che è anche il capo della National Security Agency. Qui il problema. La Nsa, che si occuperà di supervisionare l’intera operazione, è l’agenzia di spionaggio delle reti. Un rapporto del New York Times mette in guardia proprio sulla sua affidabilità, visto che dopo l’attacco dell’11 settembre l’agenzia, con il pretesto di impedire nuove incursioni, ha controllato ed intercettato messaggi ed e-mail dei comuni cittadini, violandone la privacy. 

mercoledì 3 novembre 2010

Iraq, Stipendi d’oro senza fare nulla. La bella vita dei parlamentari iracheni

Quasi 23.000 dollari al mese. Per non fare niente. A tanto ammonta la retribuzione dei parlamentari iracheni, che fino a oggi in Parlamento hanno messo piede una sola volta (dalle elezioni legislative del 7 marzo scorso), per una ventina di minuti. Ma che continuano a percepire stipendi e indennità varie come se niente fosse – e a oggi si sono messi in tasca ben 90.000 dollari.

Il risentimento degli iracheni nei confronti di quelli che dovrebbero essere i loro rappresentanti eletti aumenta di giorno in giorno: la gente comune deve arrabattarsi per tirare avanti, per di più praticamente senza servizi (luce e acqua continuano a scarseggiare), mentre molti deputati si danno alla bella vita. Alloggiando nei migliori hotel di Baghdad – quando non addirittura stando fuori dall’Iraq. In Giordania, ad esempio.

Un impiegato statale, per fare il confronto, guadagna circa 600 dollari al mese, laddove un parlamentare ne prende 22.500.

Del malcontento degli iracheni si è fatta interprete la leadership religiosa sciita. Da sempre attenta al sentimento popolare, ha ammonito i politici che la situazione non può continuare.

Ahmed al Safi, un collaboratore del Grande Ayatollah Ali al Sistani, la più influente autorità religiosa fra gli sciiti iracheni, nel sermone del Venerdì è arrivato a chiedere ai deputati di ridursi I compensi. Una richiesta “ragionevole”, l’ha definita – e “una questione molto importante”.

Il nuovo parlamento iracheno, uscito dalle elezioni del 7 marzo scorso, si è riunito finora una sola volta – il 14 giugno: una seduta inaugurale poco più che simbolica, durata meno di 20 minuti. Dopo, la seduta è stata lasciata “aperta”, in quando le maggiori forze politiche non sono ancora riuscite a mettersi d’accordo sulla spartizione delle tre massime cariche dello Stato: presidenza della Repubblica, del Parlamento, e posto di Primo Ministro.

Una situazione che tuttavia dovrebbe finire, dopo il pronunciamento della Corte Suprema Federale, che l’ha definita “incostituzionale”, e ha ordinato all’Assemblea di riprendere le sedute, ed eleggere l’organo di presidenza (presidente e due vice).

Una pacchia
E però i deputati continuano a ricevere lo stipendio: una pacchia.

"La politica irachena è diventata un business", commenta Wael Abdul-Latif, politico sciita indipendente (e magistrato) di Bassora, che è stato anche parlamentare. "Molti dei deputati non si sarebbero neanche presi il disturbo di presentarsi alle elezioni” se i compensi non fossero stati così alti, aggiunge.

Fra la gente l’irritazione è palpabile.

"Invece di lavorare sodo e fare un buon lavoro, si stanno godendo una vacanza pagata", dice Jalal Mohammed, impiegato in pensione di Bassora

martedì 2 novembre 2010

Solo la chiarezza aiuta a capire ed a fare scelte giuste

Fernando Rossi
Per il Bene Comune, insieme ad altri movimenti, associazioni e liste civiche (quelle vere, non quelle fasulle organizzate dai partiti) ha aderito alle proposte unitarie emerse nell’incontro di Torino.
La differenza con i “Comuni Virtuosi” di Marco Boschini, “Il Sogno” di Michele Dotti e “Europe Ecology” dell’ex segretario dei Verdi (turbogasati e inceneritoristi e greeneconomizzati… ad usum Enel, Eni e & C.) è che loro hanno finto di non sapere che tra i promotori e massimi sostenitori hanno figure dirigenti, aderenti e/o sostenitrici dei partiti.
Quando l’abbiamo fatto presente come ostacolo alla costruzione di un unico grande soggetto politico, ci hanno risposto che loro non possono giudicare nessuno (che risposta è!?) e che chiunque deve poter entrare, poi sarà la maggioranza a decidere se aprire ai partiti o votare loro candidati ai ballottaggi… “Questa“, ci è stato detto, “è vera democrazia!” (!?)....

lunedì 1 novembre 2010

La politica senza dignità

Stiamo di fronte ad una politica senza dignità afferma la Confindustia , ovviamente non ci si riferisce ai grandi devastanti attacchi ai contratti nazionali  e alla vergognosa polverizzazione  dei diritti dei lavoratori, le parole accusatorie riguardano le performance di dubbio gusto del premier , come lo scorso anno come da ormai 15 anni ci fanno scandalizzare  con le sue cialtronerie, con le sue orgie o i sui suoi dubbi legami con personaggi legati alla mafia , ma nonostante tutto viene sempre rieletto e lo schema che si riproduce è sempre identico: appoggio iniziale e poi la rappresentazione mondiale di un’Italia ridicola e pateticamente legata agli esercizi sessuali del premier mentre sul dramma sociale che investe la nazione si sorvola .
Lo stesso PD e tutta la borghesia sinistra accompagnata dalla classe intellettual –colta non fa che riproporre lo stesso preciso   modello  , dirsi diversi , ma solo per la questione  morale   , per il resto si attacca velatamente si dice e non si dice , si appoggiano politiche di guerra e di appoggio al padronato, tutto in nome della modernità, poi se c’è dissenso  si entra nei movimenti per spegnerli, si favorisce la polverizzazione della massa critica in nugoli di gruppuscoli inessenziali , tanto al momento opportuno quando ci si deve esprimere nel voto l’alternativa unica essenziale, la Meno peggio” è il centro sinistra moderato , quello che accoglie tutto e tutti, e non c’è via di scampo quella che rappresenta il voto utile c’è.
Ai poteri forti interessa che la barca affondi, che i diritti dei lavoratori vengano definitivamente eliminati , nessuna alzata di scudi da parte di tutta la sinistra centrista su i 50 articoli del ddl n.1441 -quater F-meglio noto come Collegato Lavoro approvato il 19 ottobre scorso.
Ai poteri forti interessa che l’Italia affondi.
Il Governo è senza dignità e Berlusconi deve andare a casa perché è malato come dice il Vaticano non certo perché  ha isolato la FIOM, aumentato l’età pensionistica, decimato i dipendenti pubblici.
Dimissioni quindi  e mozioni di sfiducia da parte del PD e dll’IDV il centro sinistra si compatta  in prospettiva delle presunte imminenti elezioni, ancora non è chiaro chi sarà l’alternativa allo stato attuale Vendola, sembra il più papabile, lo dimostra  la grande visibilità nei salotti televisivi e gode della stima della Marcegaglia e di Don Verzè che lo definisce il miglior governatore delle Regioni, dopo Formigoni ovviamente.
 Ci dicono che questa è l’unica alternativa , bisogna crederci se non si vuole finire nel baratro berlusconiano e allora facciamo un patto  ,  che ci dicano nei dettagli che il programma politico di questa sinistra  moderata  si fonderà su  accordi che prevedano  la costruzione di  un rapporto che non sia di subalternita' tra apparati della formazione e apparati produttivi; che abolirà  la legge 30 , che non si destineranno milioni e milioni di euro a manager già ultrapagati che hanno approfittato dell’offerta non per riassorbire i lavoratori tagliati, bensì per delocalizzare i macchinari altrove dove la classe operaia ha un costo minore; che si decida per il ritiro immediato dall’Afghanistan, dall’Iraq  con la possibilità ovviamente di usare i soldi necessari alla guerra nella scuola pubblica statale o nella sanità ,che la riforma Gentile venga eliminata ;che anche a livello locale si incentivi  in Italia , una politica sanitaria  che apra nuovi nosocomi, e blocchi la  chiusura di altri  andando ad acuire la già cronica carenza di strutture e personale dalla quale è affetta la sanità pubblica nazionale, come si sta facendo in Puglia con la destinazione di 120 milioni di euro all’ospedale privato San Raffaele di don Verzè; che si pensi ad una politica ambientale rivolta al benessere dei cittadini non delle grandi imprese e anche in questo campo si vada oltre  gli elogi da parte di numerose multinazionali e aziende energetiche: come è avvenuto nella contraddittoria politica ambientale pugliese che ha visto  nel 2008  ben sei delibere della giunta con le quali si autorizzava alla ricerca e all’estrazione di idrocarburi al largo delle coste pugliesi. Per non parlare delle oltre quattrocento richieste di impianto di centrali a bio masse incluse nel nuovo Piano Energetico Ambientale Regionale, e dei megaimpianti eolici per cui spinge l’assessore all’Ambiente Lorenzo Nicastro (IdV) e che danneggerebbero irrimediabilmente i fondali e la fauna marina, andando ad arricchire le tasche di imprenditori

Adele Dentice
Coordinatrice Regionale della Puglia 
della lista civica nazionale Per il Bene Comune