domenica 8 maggio 2011


NIGERIA? NON POSSIAMO PERMETTERCELA

Una ribellione in Nigeria non fa notizia. Sono anni che si ribellano, anni che vorrebbero tanto "la libertà e la democrazia" e soprattutto una più equa divisione delle risorse (capeggiati da un ingegnere navale), ma non se li fila nessuno. Anzi le compagnie petrolifere, già accusate di inquinare e devastare il territorio, si permettono anche di far fuori la gente con i propri eserciti privati che imperversano per tutto il delta. Mica lo dico io, lo dice un tribunale che ci ha messo 14 anni ma ha alla fine condannato gli omicidi.

Ma tutto ciò non fa notizia per l'elementare motivo che in Nigeria il petrolio non è nazionalizzato come in tanti altri Paesi (quelli dove chi si ribella diventa un eroe mondiale), e il governo è saldamente in mano alle compagnie petrolifere. Mica lo dico io, lo dicono i dispacci d'ambasciata.


Ora però la Nigeria fa paura. Sta piombando nel caos politico, e i suoi 2,2 milioni di barili al giorno mettono a rischio un approvvigionamento mondiale già a dura prova per la guerra in Libia. Non possiamo permetterci di perdere quei barili, e quindi la Nigeria finisce in prima pagina. Non possiamo permetterceli soprattutto considerando il nostro beneamato Export Land Model, che ci racconta come gran parte di quei barili finisca esportato all'estero (il 40% in USA). Eccolo qua:





Come si vede subito, a differenza di altri Paesi di cui abbiamo ampiamente parlato, la Nigeria elargisce il petrolio a chi ne ha bisogno e ne tiene davvero poco per sé. D'altronde non c'è da stupirsene, visto che la popolazione ha un reddito medio di 1$ al giorno e in gran parte dei villaggi non ci sono neppure acqua e luce elettrica. Cosa se ne fanno del petrolio?

Eccoci quindi ad auspicare che la Nigeria si dia presto una calmata, che deponga le velleità di libertà e democrazia (si sa, i Paesi democratici consumano parecchio) mettendo a tacere i noti terroristi, e continui a garantirci i nostri 2 milioni di barili. Mica vorranno liberarsi proprio in un momento come questo?

Petrolio

2 commenti:

  1. I popoli oppressi del Terzo Mondo, forse proprio grazie a una povertà che li tiene lontano dai vizi lobotomizzanti dell'Occidente (televisione, cattiva letteratura, "divertimenti" borghesi) stanno prendendo la brutta abitudine di ribellarsi ai poteri forti.
    Forse noi che vogliamo la rivoluzione non abbiamo valutato a sufficienza la possibilità che questa possa avvenire alla "periferia" del mondo e non al suo centro.

    Avanti così, amici miei!

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  2. Lo spero, paradossalmente, liberandosi loro liberano anche noi. Mi spiego meglio: se riescono nell'intento di non farsi più rubare né sfruttare (come in Libia pre-risoluzione Onu) non sono costretti ad elemosinare in giro per il mondo, recuperano la loro dignità e forse noi in Occidentee non saremmo "vittime" con loro del dumping sociale che impoverisce entrambi.
    Le aziende nazionali produrrebbero in casa propria, sotto sorveglianza dei locali e non dove nessuno può andare a pizzicarle e redarguirle (anche se avviene poco da noi).
    E' vero che sono meno rimbecilliti di noi, ma attenzione, quelli della primavera colorata (non tutti) chiedono I pod e gli ammenicoli occidentali, come le perline che "abbagliarono" gli indiani conducendoli all'estinzione.
    Ma l'Occidente è proprio duro a morire e la colpa è nostra...

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