giovedì 22 gennaio 2015

Uno dei miti più sacri del Sacro Occidente riguarda il controllo che l'opinione pubblica eserciterebbe sui propri governanti. Come spesso capita, la realtà è l'esatto contrario; perciò tocca assistere a repentini cambi di alleanza e di nemico in base alle esigenze affaristiche del momento, e la gran parte dell'opinione pubblica si adatta al ruolo di banderuola. A far da collante nel caos delle contraddizioni della propaganda occidentale rimane, costante ed immutabile, il razzismo, la convinzione imperscrutabile, da trasmettere alle masse, di una missione da compiere per rieducare i barbari del pianeta. Un educazionismo a base di bombardamenti.
Dal vertice dei ministri degli Esteri di lunedì scorso, annunciato dal commissario UE, Federica Mogherini, è uscito il proclama secondo cui l'Islam non sarebbe il nemico. L'ipocrisia di queste viscide dichiarazioni ufficiali serve a lasciare il campo aperto ad una propaganda più subdola, che si spacci come "libera informazione". A presentare l'Islam come il nemico, provvedono infatti gli allarmismi e le notizie-fiaba dei media. La "notizia" della settimana riguarda
i tredici ragazzi iracheni uccisi dall'ISIS per aver assistito ad una partita di calcio. Si tratta dello stesso schema narrativo con cui sono state allestite le storie degli stupri al Viagra di Gheddafi, o della nazionale di calcio nord-coreana condannata a morte in blocco, o certi serial del vittimacomunismo a posteriori, come la storia dei fans dei Beatles perseguitati in Unione Sovietica.
Per riuscire ad imporre e far sedimentare una visione del mondo basata su queste fiabe, non bastano ovviamente gli organi d'informazione, ma risulta fondamentale sorprendere ed aggirare le eventuali diffidenze del pubblico facendo passare le false notizie nei programmi di intrattenimento e nei talk-show. Il "dibattito" è il grande digestivo della propaganda ufficiale, poiché crea un alone "democratico" che allenta le difese e rende credibile qualsiasi assurdità. Il "dibattito" si dovrà anche cimentare con la spinosa questione del delicato equilibrio tra privacy ed esigenze di sicurezza; come se la privacy non fosse stata inventata come slogan proprio nel momento in cui era stata congedata per sempre nei fatti.
Sempre secondo la Mogherini, come misura "concreta" per la lotta al terrorismo, sarebbe stato escogitato dal vertice dei ministri il sempre attuale espediente dello "scambio di informazioni". Di informazioni dovrebbero essercene a disposizione davvero tante, visto che l'assistenza fornita dai sedicenti occidentali all'ISIS ci era stata riferita, appena due anni fa, con dovizia di particolari.
Il
giornale britannico "Daily Star" annunciava trionfalmente nel 2012 che le truppe speciali del SAS e gli agenti segreti del MI6 avevano allestito campi sul confine siriano per accogliere "ribelli" in fuga dalle grinfie del "dittatore" Assad. In tal modo la presenza di truppe e servizi segreti NATO sul territorio siriano, nota da tempo, era ufficialmente riconosciuta, e persino celebrata.
Altro fatto risaputo è che questi "islamici" ortodossi, integralisti e fanatici avevano eletto come propria guida spirituale l'agenzia di mercenari statunitense Blackwater, incaricata dagli USA di
addestrare i ribelli anti-Assad in campi in Turchia. La notizia era stata riportata dalla stampa turca e rilanciata da alcuni giornali occidentali.
Un altro dato riferito dalla stampa, ma poi caduto nel dimenticatoio, riguarda i trasferimenti di armi della CIA ai "ribelli" siriani.
L'uccisione dell'ambasciatore statunitense Stevens a Bendasi avvenne proprio nel contesto di una di queste operazioni di trasferimento di armi dei "ribelli" libici ai "ribelli" siriani. La riluttanza delle milizie libiche a cedere una parte delle proprie armi, causò una serie di scontri culminati con l'attacco al consolato di Bengasi. L'episodio si inquadrò probabilmente anche in una faida interna alla stessa CIA.
All'elenco delle guide spirituali dell'ISIS, pare che non manchi una delle più affidabili, cioè il Mossad. Forse però il servizio segreto israeliano ha lavorato con più discrezione degli altri, perché sinora, nonostante voci e sospetti, non vi sono diretti riscontri a riguardo.
Sino all'anno scorso anche la Francia sosteneva apertamente con truppe, mezzi ed addestramento i "ribelli" siriani, cioè i miliziani dell'ISIS. Anzi, la Francia ha fatto molto di più, poiché è stata il primo Paese a fornire alla "opposizione" siriana un pieno riconoscimento diplomatico. Adesso invece il governo francese invia i suoi soldati a
sostenere la guerra contro l'ISIS, mentre il vecchio nemico Assad oggi sembrerebbe se non un alleato, quantomeno un cobelligerante.
Messa così, la vicenda dell'ISIS potrebbe prestarsi ad una narrazione del tipo di quella della Creatura di Frankenstein, sfuggita alle mani del suo creatore. Ma siamo sicuri che sia davvero così? Dopo gli anni dedicati dal Sacro Occidente ad attaccare i governi laici in Medio-Oriente, questo riciclaggio del nemico islamico potrebbe rivelarsi solo un espediente tattico della NATO per piazzare le proprie truppe sul terreno siriano in funzione anti-Assad. Di qui a poco una sfilza di notizie-fiaba sui crimini di Assad potrebbe servire a giustificare qualche altro improvviso cambio di fronte.
SOLO GLI ITALIANI NON PAGANO IL RISCATTO. A NOI RILASCIANO GLI OSTAGGI A GRATIS
Isis, nuovo video: 200 milioni entro 72 ore per liberare ostaggi giapponesi
 20 gennaio 2015
 Dubai (Emirati Arabi Uniti), 20 gen. (LaPresse/Reuters) - Un nuovo video dello Stato islamico è stato diffuso in rete. Nel filmato compaiono due ostaggi giapponesi, in tuta arancione, per il cui rilascio gli estremisti chiedono "200 milioni" di dollari al governo di Tokyo. Il video, ripreso in una zona desertica, mostra un uomo vestito di nero con un coltello in mano, il quale afferma che la popolazione del Giappone ha 72 ore per fare pressioni sul governo affinché interrompa il suo "folle" sostegno alla coalizione internazionale guidata dagli Stati Uniti. "Altrimenti questo coltello diventerà il vostro incubo", dice in inglese l'uomo incappucciato, che poi chiede "200 milioni" in cambio della libertà degli ostaggi, senza specificare la valuta. I sottotitoli in arabo spiegano però che si tratta di dollari. Da Tokyo, un portavoce del ministero degli Esteri ha dichiarato che il governo è "al corrente della situazione". E ha aggiunto: "Al momento non c'è nulla che possiamo dire"
Sull'autenticità delle immagini sta lavorando il Foreign Office britannico. Il combattente ripreso, dal forte accento britannico, sembra essere dall'aspetto e dalla voce il noto 'Jihadi John'. "Siamo a conoscenza del video e ne stiamo studiando i contenuti", ha dichiarato una portavoce del Foreign Office. Jihadi John è già stato protagonista di altri filmati, in cui i prigionieri erano minacciati e poi uccisi. I cooperanti britannici David Haines e Alan Henning e i giornalisti statunitensi Steven Sotloff e James Foley sono stati decapitati nel corso di video simili.

notizia vista sul blog di Luciano Davì

Libere Greta e Vanessa. Tv araba: “Pagato riscatto di 12 milioni di dollari


 Strano, non funziona così per tutti gli altri italiani in indigenza economica che annunciano il suicidio.
Gli italiani indigenti e sul lastico non sono certo un business da difendere, così come finanziare gruppi per il rovesciamento di altri stati


Ma questo è il pensiero moralmente superiore, quello che non discrimina

Manconi (Pd): Se ci sono vite in pericolo è dovere dello Stato pagare

sabato, 17, gennaio, 2015
“Non intendo fare un ragionamento umanitario ma di diritto e di diritto costituzionale: da questo punto di vista è addirittura un dovere dello Stato nei confronti dei cittadini”. Così il senatore del Pd Luigi Manconi, in un’intervista a Repubblica, a proposito del caso di Greta e Vanessa, le due cooperanti rapite in Siria e liberate giovedì, e del pagamento di un riscatto.

“Il fondamento del rapporto tra cittadino e Stato – aggiunge – risiede nella promessa dello Stato di garantire l’integrità fisica e morale del cittadino nei confronti del nemico esterno, in caso di guerra o terrorismo e di quello interno, aggressioni e violenze. Il patto sociale si basa esattamente su questo e lo Stato può pretendere ubbidienza dai cittadini se garantisce la loro incolumità. È questo che da legittimità giuridica e morale allo Stato di diritto. E da questo punto di vista pagare un riscatto è addirittura un dovere per lo Stato”.

Questo poveretto non era italiano? Lo avete lasciato morire di stenti negandogli 350 euro per tornare a casa  Messico: l’ambasciata italiana lascia morire un indigente e spende 6000 euro di lampadine

“Se quei milioni di riscatto – continua Manconi – sono destinati, ed è possibile, ad alimentare i terroristi, pensate a quante conseguenze può provocare a Israele la liberazione dei suoi nemici quando periodicamente, per ottenere il rilascio di uno o due soldati o civili, acconsente all’uscita dalle proprie carceri di centinaia di palestinesi. E tra questi anche di quelli che considera più pericolosi”.


DI PARERE CONTRARIO IL MINISTRO GENTILONI

“Noi siamo contrari al pagamento di riscatti e partecipiamo al contrasto multilaterale al fenomeno dei sequestri di persona a scopo di riscatto”. Sono queste le parole usate dal ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni che ha parlato alla Camera dei deputati in merito alla liberazione di Greta Ramelli e Vanessa Marzullo, le due giovani cooperanti italiane rapite in Siria nell’estate del 2014.





notizia vista sul Blog di Luciano Davì



Israele, ancora una volta, al servizio del terrore

Con l’attacco sferrato gli scorsi giorni in Siria, Israele ha mostrato le carte svelando ormai, anche ai meno accorti, di essere a tutti gli effetti coinvolta nel conflitto. Crollano di fronte all’evidenza le menzogne di Netanyahu che vogliono lo stato ebraico parte integrante della lotta contro l’IS (e quindi contro gli attentatori di Parigi), rivelando al contrario un’inquietante complicità con i fondamentalisti islamici.

di Federico Capnist - 22 gennaio 2015

E’ la settima volta che Israele compie deliberate azioni di guerra in Siria, la quarta direttamente contro Hezbollah, utilizzando quella sorta d’impunità diplomatica che il mondo concede allo stato ebraico (forse per motivi legati ancora ai sensi di colpa per lo sterminio nazista, forse per rilevanti interessi economici) e che gli permette, ora come sempre, di attaccare cittadini stranieri fuori dai propri confini senza pagarne mai alcuna conseguenza. La settima volta che Israele colpisce non le bande islamiste che formano i ribelli siriani, bensì chi, incessantemente, da anni i fondamentalisti islamici li combatte in una guerra atroce e durissima. Negli attacchi effettuati per mezzo di elicotteri da combattimento di Tsahal contro due macchine nei pressi delle alture del Golan – un’area formalmente siriana ma de facto occupata da Israele ancora dal 1967 – sono morti cinque cittadini libanesi appartenenti ad Hezbollah e sei pasdaran iraniani, fra i quali i due responsabili dei rispettivi movimenti nelle operazioni militari in Siria: Mohammad Issa, luogotenente di Hezbollah, e il generale Mohammad Allahdadi, dei Guardiani della Rivoluzione. Tradotto: Israele ha assassinato alcuni dei maggiori artefici della tenace resistenza dell’esercito siriano contro i fondamentalisti che oggi si chiamano “stato islamico” e che al loro interno annoverano elementi come gli attentatori di Parigi e altre migliaia di macellai provenienti da tutto il mondo a combattere sotto le lugubri insegne dell’IS.

Qualcosa non torna? Decisamente, perche il califfato guidato da al-Baghdadi solo sui giornali e nei proclami di Netanyahu sembra essere un nemico dello stato ebraico. Ma in realtà esso si rivela essere sempre più, se non proprio un formale alleato, almeno un utilissimo complice nel raggiungimento degli obiettivi geopolitici regionali del governo di Gerusalemme. Obiettivi che a loro volta, fatalità, coincidono con i suoi, con quelli degli Stati Uniti e dei loro alleati regionali: la continua espansione di Israele, l’annientamento, appunto, dei temibilissimi Hezbollah, l’indebolimento più in generale dell’asse di resistenza sciita, l’accerchiamento economico e militare dell’Iran, l’abbattimento di Assad in Siria e la nascita di un grande stato fondamentalista e sunnita sponsorizzato dall’Arabia che mantenga lo status quo. Insomma, se si vuol vedere a chi ha giovato l’eliminazione dei libanesi e degli iraniani nel Golan, Israele e il califfato andranno ancora una volta a braccetto. Del resto, guardando ai mille proclami lanciati dal califfato, gli obiettivi sono “Roma” – dal grande impatto sonoro e idealistico ma scarsissimo da quello pratico – e la distruzione degli avversari in seno all’Islam: di Gerusalemme, di riscattare l’orgoglio dei palestinesi soggiogati per decenni da Israele e di liberare più di un milione e mezzo di musulmani sunniti che vivono nel lager a cielo aperto che è Gaza, non vi è traccia alcuna. Curioso, ma tant’è.

E’ la realtà che stride con gli ideali per cui si sarebbe formata la famosa “coalizione anti-IS”, una fantomatica ed ipocrita accozzaglia di Paesi che, per l’appunto, in mesi di guerra non è riuscita a raggiungere nessun risultato degno di nota contro un esercito sì ben armato (e in merito sorvoleremo sul doppiogiochismo di tanti membri di quella coalizione, già precedentemente citati), ma che impallidirebbe di fronte ad una seria risposta militare mostrata in altre occasioni. In primis della rinomata ed efficiente macchina da guerra israeliana, che invece di compiere un’azione che la metterebbe in buona luce agli occhi del mondo dopo tante atrocità commesse, preferisce concentrarsi nell’annientamento quotidiano di inermi civili palestinesi e nell’eliminazione di utili pedine nella lotta contro il terrore, quello vero. Gettando su di essa e su tutta Israele ombre e sospetti da far accapponare la pelle; e lasciando solo Assad e i suoi alleati, in primis gli Hezbollah libanesi, ad occuparsi del gioco sporco contro le milizie fondamentaliste.

Se poi i conti non tornassero, o se a pensar male tornassero anche troppo, è notizia fresca la decisione di Washington di inviare, a partire da marzo, centinaia di soldati con cui addestrare ed affiancare i ribelli siriani nei prossimi anni al fine di estromettere Assad. Una decisione da mesi sul tavolo delle cancellerie occidentali e che sembra voler aggirare le decisioni parlamentari prese in senso contrario; affidandosi a schemi più spicci e meno fastidiosi da spiegare all’opinione pubblica per raggiungere lo scopo. Che, grazie proprio al ruolo di attori quali l’Iran e Hezbollah, da anni si persegue invano per mezzo dell’ennesima guerra per procura, questa volta però sporca più che mai. Anche alla luce di questa rivelazione, è probabile che la saggezza non solo tattico-militare che contraddistingue Hezbollah, porterà il movimento sciita a doversi focalizzare sempre di più sul conflitto in Siria, priorità assoluta per la tenuta dell’asse nella regione. E a posticipare la doverosa reazione all’attentato terroristico compiuto dagli israeliani, che con Netanyahu e la componente ultraortodossa della società, sempre più assetata di sangue, trascinano il loro paese ed i loro cittadini in una catastrofica spirale di violenza.

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