domenica 9 dicembre 2012

Il 14 novembre...nella city.....si discute delle sorti del popolo italiano, naturalmente a d insaputa dello stesso e senza il suo consenso. Non fate i populisti che il grigiocrate dimissionario  si  indispettisce...
.....A Grilli piacque molto il clima familiare e riservato di quell'incontro ed è questa la ragione per cui non si sottrasse alle domande neanche quando gli fu chiesto se il Governo avesse intenzione di chiedere lo stato di crisi alla "troika" composta dagli uomini in grigio di Ue, Fondo Monetario e Bce....
....Il preludio allo scenario della "troika" che sbarca in Italia si vedrà a gennaio quando i tecnici del Fondo Monetario sbarcheranno a Roma per analizzare il sistema finanziario del Paese. 

Ma tu guarda il caso, con calma, prevedono di sciogliere le camere tra il 10 ed il 20 gennaio. Questa commedia comincia a sembrare provata a lungo...il 13 Riunione Bilderberg a Roma, il 14 Grilli riferisce ai salotti buoni inglesi che calerà la troika su di noi. Anche se lo veniamo a sapere solo il 7 dicembre, grazie a Dagospia, sembrava tutto
abbastanza programmato e siccome gli oligarchi sono persone estremamente precise, difficile immaginare che lascino tutto al caso. Visto che il Silvio è compagno di merende all'Aspen, gli avranno consegnato il copione che lo vede protagonista nel ruolo dello sparigliacarte. Il consenso elettorale dei partiti alternatisi negli ultimi 20 anni è ormai in caduta libera e nonostante il Monti si vanti di avere il consenso (immaginiamo di chi oltre quello di Bonanni)  con sé, non intende "abbassarsi" nel presentarsi come candidato "abbandonando" Montezemolo al suo destino. Lasciato il Pdl a briglie quasi sciolte in modo che possa giocarsi l'ultima carta per tentare di salvare la faccia   e recuperare consenso, ora la partita potrà tornare a ruotare sul Berlusconi si o no. Silvio ha fatto perfino resuscitare Veltroni.
L'importante è la lotta ai populismi, alias Movimento 5 Stelle come anticipato da Cicchitto stesso alla Camera nel suo discorso del 6 dicembre:

"l'Imu, una patrimoniale che ha determinato una ferita profonda nel tessuto del Paese" aggiungendo che la base sociale alla quale fa riferimento il centrodestra è insofferente: "O riusciamo a intercettare questa insofferenza o va tutto a vantaggio di Grillo". FONTE

Sarà per questo che Monti si dice preoccupato ma sereno riguardo alla crisi di governo che comunque ritiene "gestibile"? Un modo per rassicurare chi di dovere che è tutto sotto controllo? L'importante è l'unione contro i populismi e quanto disgusti il popolo al banchiere ce lo ha fatto capire ogni giorno dell'ultimo anno. Inoltre, chi è il Re Sole che si sarebbe allontanato da lui? Il Dio Mammona? Goldman Sachs? Mario Draghi? 
Di sicuro nell'élite c'è dissenso su come affrontare la crisi che loro stessi hanno creato.
Chi vuole più austerità da un lato (almeno una parte dell'Ocse) e chi invece vuole un'altra direzione, come appunto Draghi che lo scorso 15 novembre esterna:

Draghi: "Ridurre la spesa corrente, non aumentare le tasse" FONTE
Non deve proprio aver digerito la legge di stabilità approvata alla Camera il 21 novembre, (6 giorni dopo il monito di Draghi) che alza l'Iva al 22% a decorrere da luglio 2013.

Ps: mentre stavo scrivendo il post, è giunto il "controordine". Monti pare intenzionato a candidarsi, adesso si dice "libero". Non so cosa significhi, dal momento che mi risulta sia ancora membro dei tanti circoletti think tank che tengono in scacco le nazioni ma tale condizione viene ritenuta di prestigio e non un abnorme conflitto di interessi. Intanto, il Presidente dei mercati Re Giorgio, di fronte alla crisi di governo non ritiene necessario "agire presto" come quando in un paio di giorni lo scorso anno creò la squadra dei tecnici ora sfiduciata (da chi non è chiaro). Si riserva di prendere ordini dai mercati e stima in 8 giorni il tempo necessario a maturare altre considerazioni. E poi predicano la democrazia contro i populismi e nazionalismi.
Barbara


Sondaggio SPINCON: PD 29,1% PDL 15% M5S 14% - del 7 dic 
 Nuovo sondaggio SpinCon. 
E con questo dovremo essere a posto fino a lunedì. Durante il fine settimana posteremo SP Trend e ulteriori regioni dei nostri dati. Altra, ennesima picchiata del CDX, frenano tutti, soprattutto il PDL che scende al 15%. Al Centro c’è debolezza, FLI sotto il 2%, UDC al 4%, la Lista di Montezemolo ad un misero 1%. In frenata anche il CSX, giù specialmente PD e SEL. IDV in forte difficoltà, M5S scende al 14%. E’ censito per la prima volta “Fermare il Declino”. Ad un ottimo 5,5%. Noi l’abbiamo inserito in Altri ARCHIVIO SONDAGGI SPINCON Vedi grafici su Rischio Calcolato 


Perfino Il Fatto Quotidiano, che della battaglia anti-Cav ha fatto ragione di esistenza di vita, riporta i commenti dei banchieri, turbati per questo scossone che "non fa bene" alla finanza. Talmente turbati che si recano insieme alla Scala. Povere stelle, che mettano subito una tassa a carico dei disoccupati a risarcimento del trauma.... La battuta di Enrico Cucchiani è decisamente simpatica, anela alla stabilità quella che la Fornero detesta ed ha provveduto ad eliminare per noi plebe su ordine dei mercati finanziari come dalla stessa ammesso.  Anche gli Investitori come con rispetto e reverenza li definisce il Fatto,  questi sciacalli criminali hanno già cominciato a tirar fuori l'arsenale in risposta alla mancata fiducia. Insomma sembra quasi normale che i popoli debbano rimanere sotto scatto degli speculatori, nobilmente definiti "investitori".
Barbara

Crisi di governo, banchieri nel panico: "Non ci voleva" Trema il "governo delle banche", tremano anche i banchieri. Non nascondono la propria apprensione i vertici dei primi due gruppi del credito nazionale, mentre l'esecutivo di Mario Monti, quello che è appunto stato ribattezzato il governo delle banche, viene messo a dura prova dalle spallate del Pdl. "Quello che non ci voleva è la situazione di oggi. Apre un periodo di instabilità che non ci voleva", ha commentato l'amministratore delegato di Unicredit, Federico Ghizzoni, al suo ingresso al Teatro alla Scala di Milano per la tradizionale "prima" a chi gli chiedeva un giudizio sul "rientro in campo" di Silvio Berlusconi. "Ognuno ha il diritto di candidarsi, ma bisognava arrivare a fine legislatura in maniera più tranquilla", ha aggiunto. I timori espressi, poi, sono quelli delle ripercussioni dell'instabilità politica sui mercati, come si è visto dalle reazioni a caldo degli investitori: "Certamente ci dobbiamo aspettare parecchia volatilità", ha detto. E riguardo ad una possibile ricandidatura di Monti non ha posto limiti: "E' una scelta che deve fare lui. Ha governato bene, se ritiene di essere pronto per una nuova legislatura … Sta a lui la scelta, non bisogna pressarlo". Turbamento analogo da parte dell'amministratore delegato di Intesa Sanpaolo, Enrico Cucchiani: "La stabilità è molto importante e qualsiasi sussulto non ci fa bene, ci nuoce. Una crisi di governo certamente sarebbe un problema", ha detto entrando alla Scala. Dove è atteso anche Monti, insieme alla moglie e a una vasta fetta di governo e al gotha dell'economia e della finanza italiana. Ad assistere al Lohengrin di Richard Wagner, infatti, ci sono anche il predecessore di Cucchiani alla guida di Intesa e attuale ministro allo Sviluppo Economico, Corrado Passera, il ministro del Tesoro, Vittorio Grilli e i colleghi Piero Giarda (Rapporti col Parlamento), Lorenzo Ornaghi (Istruzione) e Giulio Terzi (Esteri). Presenti anche il sottosegretario Gianfranco Polillo e il vicepresidente del Csm, Michele Vietti. Fra gli ospiti stranieri c'è il ministro francese Aurèlie Filippetti, mentre è assente il presidente della Commissione europea Josè Barroso, "bloccato a Bruxelles per la neve". Nutrita anche la schiera dei rappresentanti del mondo economico e finanziario. Alla prima serata della nuova stagione del Piermarini sono infatti arrivati il numero uno della Confindustria, Giorgio Squinzi, Diana Bracco, il patron della Brembo, Alberto Bombassei, Fulvio Conti (Enel), Giuseppe Recchi (Eni), Claudio Costamagna (Impregilo) e Gabriele Galateri di Genola... Il fatto quotidiano 




18 NOVEMBRE 2011 "A proposito di conflitti di interesse e poteri forti, di poteri forti in Italia non ne conosco, magari l'Italia avesse qualche potere forte in piu'", ha detto il presidente del Consiglio, Mario Monti, nella replica a Montecitorio dove chiedera' la fiducia alle 14. FONTE

Bilderberg Italia: tutto ruota intorno all'Aspen Institute di Andrea Succi e Viviana Pizzi  Nella centralissima Piazza Navona, al civico 114,sorge Palazzo Lancellotti, un edificio risalente al XVI°secolo, dove ha sede l’Aspen Institute Italia, una sorta di filiale “locale” – ma con ramificazioni internazionali – del Club Bilderberg. Stiamo parlando del cuore del Potere italiano, tutto concentrato nell’Aspen. Basta infatti leggere i nomi di chi ne fa parte e studiare gli intrecci tra politica, imprenditoria,finanza e media portati avanti in assoluta segretezza, a discapito del popolo sovrano, per capire che ci troviamo di fronte al Sistema, quello con la S maiuscola. i In pochi si chiedono come il Bilderberg stia davvero influenzando il Potere delle nazioni. Anche perché il Club elitario incontratosi il13 novembre a Roma non agisce direttamente sui vari governi ma piuttosto cerca di influenzare politica, economia, finanza e media tramite filiali locali ramificate ovunque, all’interno delle quali siedono gli influencers di turno. Nel Belpaese questo compito spetta all’Aspen Institute Italia, fondato nel 1950 dagli stessi componenti del Bilderberg che avevano bisogno di un ulteriore network internazionale con cui analizzare, controllare e manovrare la geopolitica globale attraverso interconnessioni tra i vari Paesi. L’Aspen - presente anche negli States, in Francia, Germania, Giappone, India, Romania e Spagna – serve esattamente per questo scopo. In Italia ha avviato la sua attività nel 1984 e ha due sedi, una nella centralissima Piazza Navona a Roma, al civico 114 del Palazzo Lancellotti, e l’altra a Milano, in via Vincenzo Monti 12, tra Corso Magenta e il Castello Sforzesco. Curiosità: allo stesso civico milanese dell’Aspen risulta una sezione del Nucleo Operativo Ecologico dei Carabinieri.ANALOGIE COL BILDERBERG: VIGE L’OMERTÀ I dibattiti nelle sedi nazionali infatti si tengono rigorosamente a porte chiuse e lontani da persone non appartenenti “al Sistema”.Nessuno sa infatti quando si riuniscono e non trapela mai quanto si dicono se non negli argomenti di politica economica che appaiono nella rivista specializzata “Aspenia rivista” dove è stato spiegato anche il funzionamento del Bilderberg. L’unico diktat che viene fuori è il “distruggere per creare”, che ricorda tanto da vicino quello che sta succedendo – soprattutto in Europa – dove per creare un Nuovo Ordine è necessario smantellare il precedente. Ed ecco che il lavoro sporco, cui i politici italiani non hanno saputo adempiere, viene realizzato in prima persona dai membri dell’Aspen. Tra cui, ça va sans dire, l’esimio Mario Monti. Come far digerire tutto questo all’opinione pubblica? Ci pensa la stampa, bellezza, oquanto meno quella asservita (la maggior parte) al Sistema. Basti pensare che Presidente del The Aspen Institute è Walter Isaacson, ex direttore del Time ed ex amministratore delegato della Cnn. Oggi lavora con Obama.

L’ORGANO DIRETTIVO DI ASPEN ITALIA Al contrario del Bilderberg, però, sul sito Aspen Italia mette a disposizione dei pochi curiosi i nomi di chi ne fa parte. Solo a guardare i quattro presidenti onorari vengono i brividi, perché risulta facile comprendere come il nuovo che avanza è sempre figlio del vecchio che non muore mai: e infatti troviamo Giuliano Amato, il “tecnico” cui dobbiamo la svendita della lira; l’economista Carlo Scognamiglio, ex Ministro della Difesa sotto il Governo D’Alema (’98-’99), dopo essere stato Presidente del Senato con i voti di Forza Italia; spunta persino il nome dell’ex socialista Gianni De Michelis, travolto dallo scandalo Tangentopoli, condannato in via definitiva a 1 anno e 6 mesi patteggiati per corruzione nell'ambito delle tangenti autostradali del Veneto e 6 mesi patteggiati nell'ambito dello scandalo Enimont, ma evidentemente degno di pasteggiare con la crème del Potere italiano. Il quarto ed ultimo presidente onorario è Cesare Romiti, ex dirigente della Fiat, cui nel 2000 la Cassazione ha confermato la condanna a undici mesi e dieci giorni di reclusione per falso in bilancio, finanziamento illecito dei partiti e frode fiscale relativa al periodo in cui ricopriva la carica di amministratore delegato del gruppo Fiat, consigliere in RcsMediaGroup e Impregilo. Come potete notare c’è un trasversalismo politico-imprenditoriale da brividi. Chi è il Presidente dell’Aspen Italia? Giulio Tremonti, il potentissimo ministro dell’economia del berlusconismo. E tra i 4 vicepresidenti spuntano amici e (presunti) nemici, persone con cui Tremonti dovrebbe accapigliarsi e con le quali, evidentemente, va d’amore e d’accordo: Enrico Letta, dirigente del battagliero e antiberlusconiano Pd; John Elkann, Presidente Fiat, e Lucio Stanca, ex senatore di Forza Italia famoso per aver fondato il partito insieme a Berlusconi nel 1994. Contribuì alla nascita di Forza Italia anche il segretario generale Angelo Maria Petroni. Capito ora perché l’opposizione, da chiunque venga rappresentata, non contrasta mai con veemenza le decisioni del Governo? Tutto viene anticipatamente deciso nelle riunioni dell’Aspen. O vogliamo credere alla favoletta che in quei meeting Tremonti, Elkann e Letta parlano di dove andare a sciare d’inverno o a prendere il sole d’estate? IL CUORE DELL’ASPEN: IL COMITATO ESECUTIVO. POLITICI, ECONOMISTI, IMPRENDITORI E GIORNALISTI. È proprio nell’organismo di governo dell’Aspen che si incontrano le menti finissime, elitarie e potenti che fanno capo al Bilderberg e hanno il dovere di influenzare, poi, i poteri politico, economico, imprenditoriale e mediatico. Tra i componenti del comitato, oltre al vicepresidente John Elkann– habitué nelle riunioni Club Biderberg - troviamo anche l’attuale presidente del Consiglio Mario Monti, altro esponente di spicco del “circolo dei potenti”. Bilderberghiano - ha partecipato anche all’incontro in Virginia – è anche il dirigente Enel Fulvio Conti,così come vicino a questo mondo è l’incompreso (ma col senno di poi tante cose si capiscono) attuale Ministro ai Beni Culturali Lorenzo Ornaghi. Non poteva di certo mancare Fedele Confalonieri, Presidente Mediaset e “yes man” di Silvio Berlusconi. Nell'aprile 2008 viene rinviato a giudizio dal gup di Milano con l'accusa di frode fiscale: la procura contesta presunti reati commessi in un periodo compreso tra il 2001 al 2003. Il 20 febbraio dell’anno successivo è stato rinviato a giudizio per favoreggiamento nell'ambito dell'inchiesta sulla bancarotta di Hdc, la società di sondaggi diretta da Luigi Crespi. L’altro che ha avuto a che fare con la giustizia, e con Berlusconi, è l’ex sottosegretario alla presidenza del consiglio Gianni Letta, zio del vicepresidente Enrico in quota Pd. Questa sarebbe una storia da libro cuore: lo zio berlusconiano e il nipote anti-berlusconiano s’incontrano nelle segrete stanze dell’Aspen e – chissà – sotto la regia (occulta?) di Monti, Confalonieri e Tremonti, trovano la quadra di un rapporto a dir poco ambiguo. Sarebbe da libro cuore, se non fosse che questa gente gioca a risiko sulla pelle dei cittadini. Anche Gianni Letta risulta indagato, dal novembre 2008, per i reati di abuso d'ufficio, turbativa d'asta e truffa aggravata in riferimento a presunti favori per l'affidamento ad una holding di cooperative, legata al movimento Comunione e Liberazione. Ma dopo un conflitto di competenza tra le Procure di Potenza e Roma, la Procura Generale presso la Corte di Cassazione ha affidato il prosieguo dell'indagine alla Procura della Repubblica di Lagonegro. Nel marzo 2011 i pm chiedono a Lagonegro di archiviare l'inchiesta "perché non sussistono reati". Pochi dubbi a riguardo. Presente nel cuore pulsante dell’Aspen Italia anche l’ex vicepresidente di Confindustria Luigi Abete, che in comune con gli altri ha anche un rinvio a giudizio nel 2006 per usura. Assolto nel 2008. 

GLI ALTRI SIAMO NOI. Chi sono gli altri? Ecco i loro nomi. Maurizio Costa, consigliere d’amministrazione Fininvest;Gabriele Galateridi Genola, ex dirigente Fiat, ora Presidente di Assicurazioni Generali e Telecom Italia, nonché consigliere e membro del comitato non esecutivo di Banca CRS, Banca Carige, Italmobiliare, Azimut-Benetti, Fiera di Genova, Edenred e dell'Istituto Europeo di Oncologia; Emma Marcegaglia,presidente Confindustria; Riccardo Perissich, dirigente Telecom e Pirelli; Giuseppe Recchi, presidente Eni; Gianfelice Rocca,presidente del Gruppo Techricht; Beatrice Trussardi e Alberto Quadrio Curzio, economista nonché membro o Presidente del Consiglio scientifico della Fondazione Edison, della Fondazione Balzan, della Fondazione Centesimus Annus, del Gruppo Etica e Finanza. Quante cariche tutte concentrate in una sol persona… Tra i politici ecco che spuntano i nomi di: Franco Frattini, ex ministro degli esteri nell’ultimo governo Berlusconi; l’ex presidente del consiglio Romano Prodi, anche lui membro di spicco del Bilderberg; Giuliano Urbani, fondatore di Forza Italia, e Giacomo Vaciago, ex sindaco di Piacenza con una coalizione di centrosinistra, ma con un passato da tecnico: dal 1987 al 1989 è consigliere economico del Ministro del Tesoro, dal 1992 al 1993 consigliere del Presidente del Consiglio, dal gennaio 2003 al marzo 2005 è consigliere scientifico del Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Quando si dice che centrosinistra e centrodestra siedono allo stesso tavolo di trattative, molto probabilmente ci si riferisce a quanto accade all’interno dell’Aspen, dove risultano presenti alcuni tra i più influenti rappresentanti di entrambe le coalizioni. Non potevano mancare i banchieri nel comitato direttivo: si tratta di William Mayer, presidente emerito di The Aspen Institute, membro del Bilderberg, del CFR e di una serie di equità funds da far impallidire chiunque altro al suo cospetto. A rappresentare la categoria c’è anche Francesco Micheli, presidente ed Amministratore Delegato di Genextra S.p.A. e consigliere di Congenia S.p.A., Interbanca S.p.A., Sopaf S.p.A., e della Fondazione Teatro alla Scala. 

Tra i giornalisti spunta il nome di Lucia Annunziata, Direttore di Huffington Italia (lo stesso gruppo Cir di Repubblica, guidato dal massone Carlo De Benedetti); Paolo Mieli, presidente Rcs libri;Angelo Maria Petroni, giornalista economico che contribuì alla nascita di Forza Italia; Mario Pirani giornalista e fondatore di Repubblica insieme a Scalfari. Tutti insieme appassionatamente, verrebbe da dire. Come possano coesistere poteri e figure così diversi tra loro come quello politico e mediatico, come quello del berlusconiano Confalonieri e dell’anti-berlusconiana Annunziata, resta davvero un mistero. Che forse tanto mistero non è. A volte basta unire i puntini per osservare quell’essenziale invisibile agli occhi di cui contava Antoine De Saint Exupery. Basta socchiudere gli occhi perché figure, strategie, trame e obiettivi prendano forma in maniera inaspettata ma repentina. Immaginiamo un tavolo dell’Aspen Italia a cui siedono: il “politico” Mario Monti, Presidente del Consiglio; l’imprenditore dei media Fedele Confalonieri, Presidente Mediaset; la giornalista (?) Lucia Annunziata, Direttore dell’ Huff Post italiano; il “politico” Enrico Letta, dirigente del Pd; l’imprenditore John Elkann. Di cosa parlerebbero, secondo voi? I SOCI SOSTENITORI Potevano mai mancare in questo bel (?) quadretto para-massonico? Certamente no. Ed ecco spuntare le multinazionali, banche,grandi imprese, assicurazioni, gruppi mediatici, società di consulting e aziende farmaceutiche. L’elenco completo è scaricabile da qui. Il cuore del Sistema. Quello che pompa sangue in proprio favore e drena le risorse dei cittadini con un unico obiettivo: togliere sovranità all’Italia, appropriarsi degli ultimi beni restanti, perseguire l’arricchimento e definire un Nuovo Ordine - politico, economico, imprenditoriale, finanziario e mediatico. Un Nuovo Ordine dove centrosinistra e centrodestra sublimano la loro vocazione all’inciucio – l’unico partito non rappresentato all’interno dell’Aspen è Italia dei Valori – e decidono, chiusi all’interno di una stanza, il futuro degli italiani. “Follow the money” diceva Giovanni Falcone a chi gli chiedeva come decifrare la mappatura della criminalità internazionale. Unire i puntini, aggiungiamo noi, per capire chi, come, dove, quando e perché sta progettando quello che una volta si chiamava “Colpo di Stato”. L’unica differenza è che non si spara più. Non servono le pallottole. Basta un “tavolo decisionale” dove far sedere gli influencers, assegnare ad ognuno un compito bene preciso e il gioco è (perlopiù) fatto. A meno che qualcuno non si metta di traverso e porti a conoscenza dell’opinione pubblica nomi, intrecci e obiettivi del Bilderberg italiano.
L'infiltrato

Un sunto di quanto faccia bene il regime dei banchieri... 

Governo al bivio. I devoti del Colle s’interrogano sulla crisi Alfano dà il benservito a Monti ma non alla legislatura. Napolitano chiama tutti a rapporto 
di Michele Mendolicchio 
Dopo il segnale del Pdl di astensione al Senato sul decreto Sviluppo tanto caro al ministro Passera si è praticamente aperta la crisi. E nel colloquio con il capo dello Stato, il segretario pidiellino Alfano è stato chiaro: “L’esperienza Monti è finita”. Ma questo non significa affatto che la legislatura sia finita in anticipo rispetto alla sua naturale scadenza di aprile. E questa dunque sembra la linea dettata da Berlusconi: Monti via ma senza prendersi la responsabilità del voto anticipato. Sicuramente far fuori il banchiere è il sogno della maggioranza dei lavoratori e delle famiglie italiane costrette ad una cura dimagrante tale da comprometterne la salute. In questo anno di vita del governo tecnico non solo si sono persi tanti posti di lavoro ma molti piccoli imprenditori e semplici lavoratori sono stati spinti al suicidio, perché lasciati totalmente al buio. Di luce in fondo al tunnel nemmeno l’ombra. E così migliaia di imprese sono state costrette a chiudere per assenza di aiuti da parte delle banche che invece il banchiere ha riempito di liquidità. La disoccupazione vola come non era mai accaduto; i tagli stanno mettendo in crisi anche la Sanità; sempre più lavoratori lasciati senza reddito sono costretti a salire sui tetti delle case e dei monumenti simbolo per urlare la propria rabbia. E tutto questo mentre il pil scende e il debito pubblico cresce. Monti non ci ha affatto salvato dal baratro, come ritengono i partiti devoti al Colle. I risultati parlano da soli. E tutto sommato i tanto decantati ministri tecnici si sono dimostrati davvero poca cosa. Ma veniamo al presunto terremoto politico. Il movimentismo del Colle per salvare l’uomo delle banche e la legislatura è volto soprattutto a incanalare la crisi. Probabilmente si sta cercando di dare il contentino a Silvio, andando incontro alla sua primaria richiesta dell’election day. E in questo senso vanno intesi gli incontri con il segretario del Pd e dell’Udc. In caso di via libera all’election day, il Cavaliere potrebbe rimettere nel fodero la spada. I problemi del centrodestra sono tanti ma chi si illude di fare una passeggiata verso Palazzo Chigi si sbaglia di grosso. Non è che cambiando nome come ha fatto il Pd si può pensare di far dimenticare agli italiani le loro responsabilità. Hanno governato nel peggiore dei modi, con lo squillo nefasto dell’entrata nell’euro. E Berlusconi ha completato l’opera. Al capezzale del governo ormai moribondo almeno per quanto riguarda il consenso della gente, si sono alternati tutti i dottori del Colle. Da Fini a Schifani per finire a Casini. Si cerca la cura per rimettere in piedi il malato Italia. Ma la cura peggiore è proprio quella di continuare a somministrare tasse e disoccupazione, come fa Monti. Comunque sia abbiamo la convinzione che l’avviso del Cavaliere non porti allo sfratto del banchiere. Si cerca solo una contropartita per continuare a stare a galla tutti assieme, magari in un governo di unità nazionale. Con o senza Monti. Alla fine una fotocopia esce sempre. Intanto il più irritato per la piega che ha preso la vicenda è Casini. Per il centrista “ogni ragionamento serio sul futuro del Paese parte dal sostegno a questo governo, che ha detto la verità e fatto scelte impopolari. Il governo non può diventare il parafulmine di questi giochi irresponsabili fatti sulla pelle degli italiani”. E’ chiaro che fino all’approvazione dell’ex finanziaria non ci sarà nessuno strappo vero. Subito dopo l’approvazione della legge di Stabilità si saprà se i fuochi sono fatui o meno. Per il momento è solo un crepitio delle armi ma senza far del male. “Pensate o no di avere qualche responsabilità dello stato di crisi in cui versa l’Italia?”, questo l’attacco di Bersani al Cavaliere. “Quando stavate al governo ci avete raccontato che la crisi era psicologica, siete stati degli irresponsabili. Noi abbiamo una parola sola e saremo leali e siamo pronti a esserlo fino alla fine della legislatura. Leali nel sostegno al governo e alle indicazioni del capo dello Stato”. L’intervento di Bersani, francamente, è apparso molto lacunoso e impregnato della solita propaganda politicamente corretta. Berlusconi ha fallito, perdendo la fiducia degli italiani. E’ la sua credibilità che è andata in fumo. Ma non per questo si può addossare tutte le colpe sul nemico pensando così di apparire dei verginelli. Anche la dirigenza del Pd ha fallito, come dimostrato dai governi Prodi e D’Alema. L’Italia non risorgerà certo con le lenzuolate del parroco emiliano né tantomeno con il codazzo di chierichetti e suore del Pd. Solo tornando un popolo unito e sovrano si potrà superare la crisi. 
08 Dicembre 2012  Rinascita

Siamo arrivati al Montianesimo finale: togli ai poveri per dare ai ricchi di Gianni Petrosillo  
Rischiavamo di morire democristiani ed, invece, un destino più vile e tremendo ci attende poiché moriremo tutti montiani e democretini, abbandonati da una vecchia ed insana Costituzione certificante la nostra senescenza e inutilità su questo mondo. Quello che si prospetta per l’Italia, tra qualche mese, è un governo di vigliacchi con l’agenda Monti in testa e le mani ancora nelle tasche dello Stato e dei connazionali, in nome della borsa senza vita, dell’UE senza politica, della BCE guidata da un saprofita che però tutti applaudono perché hanno dimenticato le parole del defunto Cossiga. Peraltro, far giocare i Mari (Draghi e Monti) uno contro l’altro non diluisce i nostri cavoli amari, semmai li aggrava dietro questo trucco delle parti e dei partiti. Come prima, più di prima lo attueranno perché non sanno quel che fanno e se lo sanno sono convinti che non la sconteranno. Monti ormai non è più un uomo ma un totem, un principio da seguire, un indirizzo da praticare, una strada dalla quale non si può tornare indietro perché senza credibilità internazionale i mercati ci affosseranno, mentre muniti di questa vidimazione estera ci stanno ugualmente inumando. Se il cristianesimo chiedeva un voto di povertà ai ricchi per entrare nel regno del Signore, il montisianesimo lo chiede agli indigenti affinché i benestanti possano diventare sempre più Signori ed entrare nel regno dei Padroni mondial, anche se dal retro. Come diceva Petrolini, bisogna prendere il denaro dove si trova: presso i poveri. Hanno poco, ma sono in tanti. Ed è quello che va accadendo. Lo sanno bene pensionati, lavoratori dipendenti ed autonomi, piccoli e medi imprenditori, inoccupati, disoccupati, scoraggiati e disullusi. Ma il fatto che nessuno pianga perché non ci sono più gli occhi per farlo viene scambiato dalla nostra classe (non) dirigente come il gesto di responsabilità di una collettività che ha capito di aver vissuto al di sopra delle proprie possibilità, tuttavia non si evince come sia potuto accadere con i salari fermi da vent’anni, l’inflazione che si mangia gli stipendi e le pensioni, le tasse che iugulano tutta la popolazione e i servizi pubblici peggiorati in ogni settore. Se qualcuno ha speso troppo occorre guardare altrove e come diceva mia nonna chi pontifica per primo è il vero colpevole che poi sarebbe una variante popolaresca della massima di Brecht “chi parla del nemico è lui stesso il nemico”. Lorsignori ci stanno torchiando, tormentando, tartassando, perché devono farsi accettare dal “global countries club” per darsi un tono ed una rispettabilità che non hanno ed il popolo deve continuare a versare le quote di permanenza con tutto quello che gli resta, che oramai non è molto. Dovunque il Professore vada a finire, dietro ad una cattedra o al Quirinale, tra le mummie a vita del Senato o ancora alla guida di un Esecutivo di larghe pretese e poca resa, resterà il suo programma a riprogrammare i partiti senza identità i quali hanno sostituito le idee e i valori della loro tradizione politica con un mantra della post-modernità e della globalizzazione che ci sta facendo passare le torture americane, tedesche, francesi e via continuando. Chiunque passa da qui arraffa e ci fa la morale col consenso di un ceto politico che per sopravvivere all’interno ha bisogno di un riconoscimento esterno non potendo più ottenerlo, dopo anni di promesse mancate e palesi menzogne, dagli elettori. Questo succede quando sovrano non è il politico ma il politicante che svende anche le mutande della nazione. Ad ogni modo, questa volta, ci auguriamo che il disegno giunga a compimento, che lo sfacelo copra la Penisola da nord a sud, senza alcun intoppo (come ha scritto l'economista Gianfranco La Grassa) affinché lo strazio sia breve ma risolutivo. Se non verranno altri nani con le ballerine a complicare lo scenario, questo potere in decadenza si troverà a far festa il giorno stesso del suo funerale e la sua danza macabra sarà l’ultimo giro di pista dei morti viventi su questa terra vituperata ma ancora viva. Poiché alla Storia abbiamo già dato la tragedia della I Repubblica e la farsa della II adesso finalmente da essa ci aspettiamo un po’ di giustizia anche se questa dovrà passare da un doloroso giustiziamento generale. 
Arianna Editrice

I conti correnti dei cittadini sono a disposizione del regime dell'usura. Dicono che è questione di serietà e trasparenza. Quel gran templio di democrazia quale professa di essere la Ue intanto, dopo aver istituito il Mes, un organismo di rapina posto al di sopra di ogni controllo anche giudiziario, ha messo sotto chiave i documenti della BCE. E pensare che in Italia c'è chi crede che un banchiere ci stia salvando e curi gli interessi della collettività anche con la fantomatica crociata antievasione anche se "condona" 5 MILIARDI evasi dalle banche sue protette.
Ogni commento è superfluo. Dedicato agli amanti europeidi.
Barbara

La Corte di Giustizia UE nega la visione dei documenti sulla BCE 

Nel più assoluto silenzio dei media e, naturalmente, della politica impegnata in una faticosa opera di autoreferenzialità, almeno in Italia, la Corte di Giustizia della Comunità Europea mette il lucchetto al diritto di informazione sulle scelte e sulle valutazioni finanziaria ed economiche della BCE. Con la sentenza resa nella causa T590/10 viene stabilità la legittimità del rifiuto, da parte della BCE, di fornire a due giornalisti britannici documenti relativi alla crisi economica in Grecia. Costituisce quindi facoltà della Banca Centrale negare l’accesso ai suoi documenti adducendo il “pregiudizio” alla politica economica europea che ne deriverebbe dalla pubblicazione. La decisione resa dalla Corte di Giustizia è inquietante perché sicuramente lesiva del diritto di informazione e di conoscenza del cittadino. Quel cittadino che sta pagando, in Grecia come in Spagna ed in Italia, errori, incapacità, inadeguatezze e forse anche comportamenti criminali ascrivibili alle scelte finanziarie ed economiche di “poteri” autorizzati ad agire senza il controllo della Politica. La sig.ra Gabi Thesing è giornalista presso la Bloomberg Finance LP, che esercita le proprie attività a Londra con il nome Bloomberg News. Il 20 agosto 2010, ha chiesto alla BCE l’accesso a due documenti intitolati «L’impatto su deficit e debito pubblici degli swap negoziati fuori borsa. Il caso della Grecia» e «L’operazione Titlos e la possibile esistenza di operazioni analoghe con impatto sui livelli di debito e deficit pubblici della zona euro». La BCE ha negato l’accesso a tali documenti adducendo a motivazione la tutela dell’interesse pubblico per quanto riguarda la politica economica dell’Unione europea e della Grecia. La sig.ra Thesing e la Bloomberg Finance LP hanno contestato tale decisione dinanzi al Tribunale. È legittimo domandarsi, in tale contesto, se il significato di quel diniego sia davvero espressione di una tutela dell’interesse generale o non piuttosto la strada obbligata per coprire irregolarità, scorrettezze se non illeciti sui quali i Governi e le autorità centrali (compresa la stessa BCE) hanno “chiuso gli occhi”. Una colpevole indifferenza durata per decenni di attività economica e finanziaria senza riguardo, nemmeno, per le poche regole di disciplina e comportamento esistenti. Una situazione creatasi perché nel tempo, i governi e le banche, hanno tollerato, se non avallato, ogni tipo di operazione finanziaria; anche al limite del sostenibile e del lecito. Con la conseguenza che il “tollerare” rinvia a precise responsabilità della politica e delle autorità nazionali, dimostratesi incapaci di disciplinare la delicata materia finanziaria e l’attività del mercato. Non sorprenderebbe scoprire che una tale tolleranza sia stata a lungo alimentata da connivenze, da pratiche corruttive, da “scambi di favore” di ogni genere. Non si può infatti dubitare del “peso” enorme che i mercati hanno sulla politica e nemmeno si può dubitare della differente evoluzione dell’Unione Europea Economica rispetto a quella politica ( che fatica e non poco ad arrivare ). Una considerazione che richiama l’idea del “ricatto” e che non sarebbe necessario immaginare ed ipotizzare sul tavolo di chi oggi gestisce la “crisi”, se fin dell’inizio ciascuno avesse fatto il proprio dovere ed avesse assolto al proprio ruolo. Dubbi che aumentano – con il rischio di diventare certezza – allorché documenti di interesse pubblico vengono secretati nel nome di una non bene definita tutela generale. Forse, che scoprire l’illecito possa destabilizzare? Ma occorrerebbe chiarire definitivamente chi risulterebbe danneggiato da quei documenti. Non certo quei milioni di cittadini europei che hanno pagato con la perdita della dignità e con la più assoluta povertà gli interessi di una finanza che ormai non tollera alcun controllo.  
Maurizio Vecchio visto su  Hearthaware 

L’UE è illegale e antidemocratica 
7 dicembre 2012 (MoviSol) – Due autorevoli voci si sono nuovamente levate a denunciare l’illegalità e il carattere antidemocratico dell’Unione Europea: il prof.Karl Albert Schachtschneider in Germania e il prof. Giuseppe Guarino in Italia. Guarino ha denunciato non solo la dannosità del Fiscal Compact, ma anche la sua inapplicabilità. La denuncia dell’illustre giurista, anticipata in occasione della conferenza internazionale dello Schiller Institute e pubblicata successivamente su Milano Finanza del 28 novembre, “ha subito generato moltissime reazioni in ambito accademico e in Senato”, dove si è discussa la legge di Stabilità, scrive il quotidiano milanese. Nell’articolo, che riassume uno scritto più corposo, Guarino dimostra che la Commissione Europea e non la Germania è stata la forza trainante dietro tutte le iniziative e le leggi di pareggio di bilancio, e che il regime imposto dal Fiscal Pact è inapplicabile. Viene sottolineato il fatto incontrovertibile che lo stesso Trattato del Fiscal Compact stabilisce (Art. 2,1 e 2) che “il presente trattato si applica nella misura in cui è compatibile con i trattati su cui si fonda l’Unione europea e con il diritto dell’Unione europea”. Poiché il diritto vigente dell’UE è l’Art. 126 del Trattato di Lisbona, che stabilisce la legittimità del deficit al 3%, la regola del Fiscal Compact non è applicabile. Guarino denuncia anche il fatto che benché la regola del 3% sia formalmente stata sempre e l’unica legge vigente, essa in realtà non è mai stata applicata, perché la Commissione ha imposto, in violazione della legge, regimi di “convergenza” ben più rigidi. A coloro che si dichiarano scettici sulle probabilità di successo di un ricorso contro il Fiscal Compact, che costringe l’Italia a tagliare 45 miliardi all’anno dal bilancio, Guarino risponde: Ho ricevuto giudizi da gruppi di giuristi autonomi nei miei confronti che confermano l’esattezza delle mie conclusioni”. La sentenza della Corte di Giustizia Europea che il 27 novembre ha bocciato il ricorso del parlamentare irlandese Thomas Pringle sull’ESM non invalida un percorso analogo sul Fiscal Compact. “Nelle giurisdizioni le sentenze valgono solo nei limiti dei motivi di ricorso”, afferma Guarino. “Dalla lettura dei riferimenti di stampa circa la causa dell’Irlanda, deduco che la Corte si è pronunciata su motivi che non hanno nulla a che fare con la questione di liceità da me proposta”. Il giudizio di Guarino “non apre ancora scenari di revisione degli accordi europei per l’Italia, ma sicuramente scatena il dibattito“, scrive Milano Finanza. In Germania, l’esperto di diritto internazionale Karl Albrecht Schachtschneider ha lanciato un appello alla “resistenza pacifica” contro il regime dell’Euro in un’intervista a Michael Mross, autore di un libro intitolato “Arriva il crollo della moneta”. Schachtschneider, che ha presentato numerosi ricorsi costituzionali contro il sistema dell’Euro, ha affermato che la moneta unica è economicamente fallita e non può essere salvata. Ma quel fallimento viene usato dai politici per imporre un superstato europeo che non sarà democratico. Al contrario, per Schachtschneider, l’Europa viene trasformata in una “gigantesca dittatura burocratica che ricorda l’ex Unione Sovietica”, con molta propaganda ma senza libertà di parola. Perciò i cittadini hanno il dovere di intervenire. “È indispensabile sostituire i poteri politici attuali se vogliamo tornare alla libertà, alla democrazia e allo stato di diritto. La costituzione prescrive il diritto di resistere contro chiunque tenti di rovesciare l’ordine democratico, che concretamente significa: votare per altri partiti, ricorrere ai tribunali, protestare nelle strade e fare resistenza pacifica“. “C’è una dittatura del denaro, del ‘capitalismo sfrenato’”, ha affermato il giurista tedesco. “Non ho mai pensato che sarebbe stato possibile violare la legge in tal modo come è stato fatto dall’inizio della crisi del debito. È l’ora della resistenza“. 
Mentre banchieri e loro camerieri si disperano per le dimissioni del golpista del Bilderberg, ecco dei veri presidenti...ah già ma sono populisti, il terrore degli usurai come Monti 

Grandi discorsi di grandi presidenti Vi presentiamo in questo post due recenti grandiosi discorsi pubblici di altrettanti presidenti di nazioni sudamericane. 

Stiamo parlando di Josè “Pepe” Mujica, presidente dell’Uruguay, e di Evo Morales Ayma, presidente della Bolivia. Gli 11 minuti scarsi del discorso di Mujica sono quanto di più emozionante si sia mai potuto ascoltare da un capo di stato. Va premesso che, quanto a dimensione umana, il presidente uruguaiano è molto sui generis: dopo aver trascorso in carcere 15 anni per la sua militanza nei Tupamaros in opposizione al regime dittatoriale, è oggi noto come il “presidente più povero del mondo”: all’età di 77 anni, vive in un antico casale senza acqua corrente a pochi chilometri da Montevideo, è vegetariano, guida questa vecchia auto e devolve in beneficienza il 90% del suo stipendio di 7.500£, trattenendo per sè soltanto circa 500£, che gli servono per vivere. Gianni Tirelli di www.oltrelacoltre.com recensisce così il suo discorso: Un discorso che rimarrà nella storia per la sua semplicità e la sua profondità di vedute. Esiste il bene al mondo e vale la pena di combattere per esso. Il discorso che vorremmo ascoltare da ogni politico. Il Presidente dell’Uruguay Josè “Pepe” Mujica tocca i cuori con la sua semplice, inoppugnabile, coraggiosa verità. È l’uomo che governa il mercato o il mercato che governa l’uomo? Un discorso che passerà alla storia. Da par suo, il presidente Boliviano Evo Morales ha invece deciso di cantarne quattro direttamente alla 67° Assemblea Generale dell’ONU. Dopo aver tenuto la parola per una quarantina di minuti, ha concluso il suo discorso ufficiale ai capi di stato di tutto il mondo citando la scadenza del 21 dicembre 2012, la data a partire dalla quale – calendario Maya alla mano – non ci sarà più spazio nel mondo per l’odio, l’egoismo, l’inquinamento e il potere economico oppressivo. 
Cliccando sull’immagine, potete seguire il discorso integrale in lingua spagnola, di cui abbiamo tradotto sotto la parte conclusiva a partire dal minuto [31:24]. 

 “Desidero invitarvi ad un incontro internazionale il 21 dicembre di quest’anno. Un invito per accogliere un ciclo di armonia per la madre Terra e tenere un dibattito virtuale e dal vivo sui seguenti argomenti: Crisi globale del capitalismo; Crisi della civiltà, governo mondiale, capitalismo, socialismo, comunità e cultura della vita; Crisi del clima, relazione dell’essere umano con la natura; Energia, energia della comunità, energia del cambiamento; La consapevolezza di Madre Terra; Ripristino e recupero dei costumi ancestrali, naturale calendario cosmico; Vivere bene come soluzione alla crisi globale, perché noi affermiamo ancora una volta che possiamo vivere meglio solo se non saccheggiamo le nostre naturali risorse. Si tratta di un dibattito profondo che mi piacerebbe avere con il resto del il mondo; Sovranità alimentare e la sua sicurezza; L’integrazione, la fratellanza, la comunità, l’economia, la complementarietà, il diritto di comunicazione, apprendimento comunitario, il nuovo essere umano, l’approccio olistico, la fine del patriarcato, la conoscenza di sé, il risveglio e ovviamente la salute, che è così importante. E vorrei dire che, secondo il Calendario Maya, il 21 dicembre segna la fine del tempo e l’inizio del non-tempo. È la fine del Macha e l’inizio del Pacha. È la fine dell’egoismo e del della fratellanza. È la fine dell’individualismo e l’inizio del collettivismo, il 21 dicembre di quest’anno. Gli scienziati sanno molto bene che questo segna la fine di una vita antropocentrica e l’inizio della vita biocentrica. È la fine dell’odio e l’inizio dell’amore. È la fine della menzogna e l’inizio della verità. È la fine della tristezza e l’inizio di gioia. È la fine della divisione e l’inizio dell’Unità. Come delegati, abbiamo l’obbligo di far fronte alla responsabilità e questo significa porre fine al sistema di potere. Non è più il momento di decantare le lodi del potere. È venuto il tempo delle persone, il momento di liberarle e di perseguire costantemente l’uguaglianza economica e sociale fra tutte le persone. Questo è il momento di portare dignità a tutti gli abitanti del pianeta.“  Hearthaware 

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